Va a ruba il libro che raccoglie 2mila vocaboli in giuliese
GIULIANOVA. «Questo scritto è riservato ai “giuliesi giuliesi”; chi non lo è, si astenga dalla lettura, perché ne trarrebbe solo noia». Con questo avvertimento dell’autore Cesare Marcello Conte...
GIULIANOVA. «Questo scritto è riservato ai “giuliesi giuliesi”; chi non lo è, si astenga dalla lettura, perché ne trarrebbe solo noia». Con questo avvertimento dell’autore Cesare Marcello Conte inizia “Lu parlà nostr”, la raccolta di 2.000 lemmi del dialetto giuliese, il ricavato della cui vendita andrà in beneficenza alla Piccola Opera Charitas. Ieri in sala Buozzi si è tenuta la presentazione del volumetto, moderata da Sandro Galantini, storico e socio dell’Istituto di studi abruzzesi di Pescara.
In rappresentanza della Fondazione beneficiaria c’era il vicepresidente Gianluca Di Pietro, che ha ringraziato i realizzatori dell’opera: Conte, giuliese appassionato di ricerca dialettale, Fabio Raschiatore e Luigia Calvarese, ideatori del gruppo Facebook “Vocabolario giuliese”, dove sono stati raccolti tutti i termini. Infatti, tra gli autori, compaiono anche quei 23 mila giuliesi che hanno dato il loro contributo ricordando i termini dialettali. «Il vero dialetto giuliese», precisa l’autore nella premessa, «è quello che ancora si parla nel centro storico, cioè a Giglije; quello della marina è sì comprensibile ma non è originario, perché contaminato dal contatto con altri dialetti parlati dagli immigrati dal retroterra». A conferma, presenta due termini come esempio: mattone e peperone. «Mattone a Giglije si dice “lu matò”; alla marina, dieci metri più in basso, si dice “lu maton”», così come si dice “lu p’pò” al paese e “lu p’pndòn” al lido». E chi non riconosce nel “marull” la pannocchia di granturco o nella “paparazz’” la vongola o in “papagn” lo schiaffone?
Sono state stampate mille copie del volumetto (il circolo nautico Migliori ne ha acquistate 100, il sindaco Francesco Mastromauro 50), che sono già andate a ruba. (m.t.)
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