Valbruni: «Teramo forte, ma risalire non sarà facile»

Lo specialista in promozioni: «Con la Turris ho visto finalmente un grande gruppo Però i pescaresi sono ambiziosi e non molleranno, ora non si può più sbagliare»
TERAMO. Ha vinto dieci campionati regionali da allenatore, l’ultimo nel 2009 con il primo Teramo dell’era Campitelli, quello della ripartenza post-Malavolta. Tonino Valbruni è lontano dai campi ormai da qualche anno ma osserva ancora con attenzione le vicende biancorosse: in tv non si perde una partita.
Valbruni, come vede il “nuovo” Teramo?
«Nell’ultima gara finalmente ha dimostrato di essere un gruppo unito, che voleva la vittoria a tutti i costi. In precedenza non mi aveva convinto molto, ora direi che manca davvero poco per essere competitivi al massimo».
Cosa manca?
«Contro la Turris sembrava non mancasse niente, in precedenza a mio giudizio la squadra mancava di velocità, era troppo compassata. E poi manca un difensore centrale rapido che possa affiancare Pepe e Speranza, perché il Teramo attacca sempre e fatalmente subisce delle azioni di rimessa: in almeno un paio di gare è stato bravo il portiere a sventare occasioni clamorose. Comunque ora c’è D’Egidio, uno che in questa categoria fa la differenza: per la Promozione è un fuoriclasse».
La Turris può contendere fino in fondo il primato al Teramo?
«Sabato scorso l’ho vista timorosa, non sembravano convinti, non sono entrati per niente in campo. Forse hanno sentito la carica della nostra tifoseria, perché il pubblico del Teramo c’è, è importante, nessuno ce l’ha in questo campionato. E c’è stato anche un atteggiamento tattico sbagliato, Del Zotti ha curato male la fase difensiva. Il Teramo soffre le squadre che si chiudono e ripartono, invece ha avuto grandi spazi. Tuttavia vincendo le prime nove gare di fila la Turris aveva dimostrato di essere un collettivo forte. La categoria la conoscono e sono certo che non molleranno, hanno una società ambiziosa e torneranno sul mercato. Intanto domenica, con il Teramo che riposa, possono riprendere quattro punti di vantaggio. E questo è un campionato corto, non ci sono tante partite per recuperare. Il Teramo, insomma, non deve sbagliare più, anche se ricordo che se si arriva secondi non è finita, ci sono i playoff. Di sicuro non sarà una passeggiata. Come potenziale tecnico il Teramo è superiore, avendo giocatori che hanno fatto centinaia di partite tra i professionisti, ma bisogna stare attenti. Se il Teramo vincerà il campionato lo vincerà sul filo di lana, o quasi».
Quanto conta il ritardo con cui la squadra si è formata?
«Non troppo perché i professionisti, e nel Teramo ce ne sono diversi, si allenano anche d’estate. Certo, formare il gruppo è stato difficile e infatti la sua forza si è vista per la prima volta contro la Turris».
Al di là del campionato in corso, come vede il futuro del Teramo?
«Vedo una società con tanto entusiasmo e tanta generosità, sono usciti fuori anche bei soldi, ma è presto per giudizi definitivi. La Promozione non comporta un grande sforzo, bisognerà valutare il progetto sulla lunga durata. Il Teramo deve sapere che rischia di restare tra i dilettanti per diversi anni, l’Eccellenza attuale è molto difficile. Ma in verità un’unica cosa mi lascia perplesso e mi preoccupa: non giocare al Bonolis. Non è un bel segnale. E poi nel nostro stadio verrebbe più pubblico e con il campo grande sarebbe più facile vincere le partite. Certo, in questo caso le istituzioni non hanno dato una mano alla società».
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