Vanno a processo per usura i vertici della Bcc dell’Adriatico

Rinviati a giudizio il presidente Antonino Macera e l’ex vice Gloriano Lanciotti. L’inchiesta è scattata dopo la denuncia di un’imprenditrice di Atri. Il pm: «Applicati tassi superiori a quelli legali»
TERAMO. Sarà un processo ad accertare la verità, almeno quella giudiziaria, su un presunto caso di usura “bancaria”. Così ha stabilito il gup Roberto Veneziano che, con l’ipotesi di reato di usura, ha rinviato a giudizio i vertici della Banca di credito cooperativo dell’Adriatico.
Secondo il pm Stefano Giovagnoni, titolare del fascicolo, in una operazione riguardante la concessione di un mutuo fondiario di 179mila euro ad un’imprenditrice l’istituto bancario con sede a Mosciano avrebbe applicato, si legge nel capo d’imputazione, «un tasso effettivo globale pari al 9,955 superiore al tasso soglia del periodo di riferimento (secondo trimestre 2014) pari all’ 8, 6625)». Il gup, accogliendo la richiesta della procura, ha rinviato a giudizio Antonino Macera, 63 anni, di Atri, nella sua veste di presidente del consiglio di amministrazione della Banca di Credito Cooperativo dell’Adriatico; Gloriano Lanciotti, 62 anni, di Roseto, nella sua veste (all’epoca dei fatti) di vice presidente del consiglio di amministrazione della stessa banca. Lanciotti, direttore della Cna provinciale, è attuale presidente della Camera di commercio. La terza persona rinviata a giudizio è Tiberio Censoni, 51 anni, di Giulianova, nella sua veste, sempre all’epoca dei fatti, di direttore generale della banca di credito cooperativo dell’Adriatico filiale di Atri.
I fatti contestati si riferiscono a giugno 2014. L’inchiesta è scattata dopo la denuncia dell’imprenditrice che, assistita dall’avvocato Gianni Falconi, ha deciso di rivolgersi alla procura. Nel corso delle indagini il pm si è avvalso anche della consulenza di un tecnico. «In concorso tra loro», si legge nel capo d’imputazione firmato da Giovagnoni per i tre, «si facevano dare e promettere» dall’imprenditrice «interessi usurari nell’ambito di una complessiva operazione di finanziamento intercorsa tra Banca di credito cooperativo e la cliente». Operazione, si legge ancora nel capo d’imputazione, «consistita in un contratto di mutuo fondiario per un importo di euro 179.500,00 collegato alle operazioni di apertura di credito in prefinanziamento (per un importi complessivo di euro 85.000,00) e libretto di deposito vincolato per sette anni, avendo applicato un tasso effettivo globale (Teg) pari al 9,955 superiore al tasso soglia del periodo di riferimento (secondo trimestre 2014) pari all’ 8,6625». Il mutuo fondiario è un tipo di finanziamento di importo elevato che prevede un rientro con rate periodiche per un medio-lungo periodo e richiede un’ipoteca di primo grado su un immobile già esistente. Fin qui le accuse mosse dalla procura:ora dovranno essere dimostrate nel corso del processo che inizierà a maggio.
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