«Varrassi poteva usare l’auto blu da casa al lavoro»

25 Agosto 2018

Le motivazioni con cui l’appello ha assolto l’ex manager Asl I giudici: «La Cassazione dice che non è peculato»

TERAMO. Sono motivazioni che traggonno linfa da alcuni pronunciamenti della Cassazione – una sentenza del 2003 e una del 2014 sull’uso dell’auto blu nel tragitto casa-lavoro – quelle con cui la Corte d’appello motiva l’assoluzione dell’ex manager della Asl teramana Giustino Varrassi per il caso scoppiato nel 2012.
Per i giudici aquilani «non è configurabile l’appropriazione, quale elemento materiale integrante il reato di peculato, nell’uso da parte del pubblico ufficiale delle vetture di servizio qualora tale uso sia esclusivamente preordinato alle esigenze di servizio in quanto in tale caso il bene di cui il pubblico ufficiale abbia la disponibilità, per ragioni del suo ufficio, rimane comunque nell’ambito della sua normale destinazione giuridica». E’ questo uno dei passaggi più significativi delle 32 pagine che motivano la sentenza di secondo grado che ad aprile ha ribaltato quella di primo grado demolendo con la formula più ampia del fatto non sussiste il pronunciamento con cui nel 2015 il tribunale teramano aveva condannato l’ex direttore a tre anni e due mesi per il peculato dell’auto blu (usata solo per il tragitto casa- Asl) e per l’abuso d’ufficio contestato per la promozione dell'urologo Corrado Robimarga.
Oltre ad assolvere Varrassi, i magistrati della Corte d’appello hanno assolto, sempre con la formula più ampia del fatto non sussiste, anche gli ex direttori sanitari e amministrativi Camillo Antelli e Lucio Ambrosi condannati in primo grado a quattro mesi per abuso d’ufficio relativamente alla delibera di selezione di Robimarga. Per il caso dell'ex assessore comunale e urologo Robimarga la Procura teramana (pm Davide Rosati) aveva sostenuto che gli allora vertici della Asl gli avessero affidato la direzione dell'unità di Giulianova a dispetto dell'inchiesta penale che aveva da poco coinvolto il medico (Robimarga in primo grado venne condannato a tre anni ed otto mesi per peculato, truffa e falso, successivamente i giudici d'appello hanno cancellato il reato di peculato, confermando la truffa e falso e dimezzando la pena ad un anno ed otto mesi e nel 2016 è stato licenziato dalla Asl).
Precisano a questo proposito i magistrati aquilani (collegio presieduto da Aldo Manfredi, a latere Armando de Aloysio e Alfonso Grimaldi) non riconoscendo il reato dell’abuso in assenza di un danno: «Rileva la Corte che il giudice di prime cure, nell’affermare la responsabilità degli imputati Varrassi, Antelli ed Ambrosj per i reati di abuso non si sia confrontato con tale principio, mancando di percepire che, per quanto illegittima la nomina di Robimarga non integrasse tuttavia la fattispecie criminosa di cui si tratta dal momento che il vantaggio ad esso correlato non avrebbe potuto essere qualificato ingiusto nel senso sopra chiarito, non essendo, per l’appunto, a tal fine sufficiente la sua derivazione da un atto adottato in violazione di legge».
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