Veco, inchiesta sui reati ambientali

30 Dicembre 2015

Martinsicuro, tre amministratori iscritti nel registro degli indagati: contestato il non corretto smaltimento dei rifiuti

MARTINSICURO. E’ un’inchiesta per violazione dei reati ambientali quella che la procura teramana ha aperto sulla fonderia Veco iscrivendo tre persone nel registro degli indagati. Si tratta di figure dirigenziali e di vertice a cui la procura (il titolare del fascicolo è il pm Greta Aloisi) contesta la violazione dell’articolo 659 del codice penale, il disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, e violazioni di natura ambientali: tutti reati di tipo contravvenzionali. L’inchiesta, per cui c’è già stato l’avviso di conclusione delle indagini, è scattata dopo i vari esposti presentati dal comitato dei cittadini della zona. La procura ipotizza varie violazioni previste dal decreto legislativo 152 del 2006: viene contestato di aver omesso di adottare le adeguate misure per il contenimento dell'impatto acustico e di avere superato i limiti per le emissioni delle polveri in atmosfera, oltre ad un non corretto smaltimento dei rifiuti.

L’azienda una decina di giorni fa ha aperto una procedura di mobilità per 71 lavoratori. Finora ha aderito, su base volontaria, una decina di operai o poco più: la maggioranza crede ancora che l’azienda si possa salvare.

Determinate sarà una conferenza dei servizi in Regione, prevista per ieri, ma spostata all’11 gennaio. In quella sede si dovrà decidere se la storica fonderia può avere il rinnovo dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale) e riprendere a produrre. In realtà, la ripresa, qualora si risolvano i problemi burocratici, non sarà immediata. La fonderia ha infatti dovuto spegnere i forni, dopo un ultimo esposto in cui si denunciava che comunque l’impresa continuava a produrre. I sindacati hanno invece sempre sostenuto che i forni venivano tenuti al minimo, con l’ausilio peraltro di un forno elettrico, per evitare che si deteriorasse il materiale refrattario. Ora invece sono proprio spenti e quindi per ritornare a regime occorreranno una ventina di giorni.Il braccio di ferro fra il “Comitato difesa ambiente” di Martinsicuro e la fonderia (ma sono coinvolte anche altre aziende della zona industriale) va avanti da anni. Il comitato, composto perlopiù da residenti, ha presentato più di 30 esposti segnalando casi di inquinamento dell’aria, perlopiù derivanti da polveri, ma anche acustico. Innumerevoli le ispezioni dell’Arta, che hanno portato anche ad alcune prescrizioni. A cui l’azienda sostiene di aver ottemperato, ma il comitato ha parecchi dubbi.

In queste ultime settimane il fermo dell’attività sta pregiudicando l’equilibrio stesso dell’azienda che sta perdendo preziose commesse. In questi giorni si sono intensificate le manifestazioni degli operai e delle loro famiglie a Martinsicuro, a Teramo sotto alla prefettura e a Pescara sotto alla Regione. Attorno alla Veco, ricordano continuamente i sindacati, ruotano i destini di almeno 150 lavoratori, fra diretti e indotto.

Una situazione spinosa, che affonda le radici nel passato, quando attorno all’insediamento industriale, negli anni Sessanta, si consentì la costruzione di abitazioni. (d.p. e a.f.)

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