Via ai progetti in 80 giorni ma i tempi restano incerti

18 Luglio 2017

L’ufficio regionale fissa le scadenze per la liquidazione delle pratiche post sisma Di Sabatino Martina: «Sui centri storici pesa l’incognita della soprintendenza»

TERAMO. I tempi della ricostruzione ci sono ma rischiano di rivelarsi tutt’altro che certi. Se n’è parlato nel corso dell’ultima riunione organizzata dall’ufficio speciale allestito dalla Regione con i rappresentanti dei Comuni del cratere e degli altri enti che saranno coinvolti negli interventi destinati in primo luogo a restituire le loro abitazioni alle migliaia di famiglie sfollate dalle violente scosse sismiche susseguitesi tra agosto dell’anno scorso e metà gennaio.
Dall’incontro, al quale per l’amministrazione teramana erano presenti il vicesindaco con delega alla ricostruzione Alfonso Dodo Di Sabatino Martina e l’assessore all’urbanistica Valeria Misticoni, sono emerse indicazioni chiare e per certi versi confortanti da un lato, ma che dall’altro lasciano molte perplessità agli amministratori. Di buono c’è stato che l’ufficio speciale, nell’illustrare il funzionamento della piattaforma telematica che gestirà le pratiche inoltrate dai professionisti, ha fissato i tempi di validazione dei progetti. Questi ultimi andranno licenziati in venti giorni dai Comune, che avranno competenza diretta sulla valutazione di congruità degli interventi proposti rispetto ai danni accertati, ed entro i successivi sessanta dalla struttura regionale che avrà il compito di controllare la regolarità delle procedure. Nel giro di tre mesi scarsi, dunque, una pratica dovrebbe essere approvata e pronta per essere tradotta nell’avvio dei lavori.
«Il sistema on line in cui confluiranno i provvedimenti in capo ai diversi enti», spiega Di Sabatino Martina, che in altre circostante non ha risparmiato critiche all’ufficio speciale per la ricostruzione, «è ben concepito e strutturato in modo da snellire i procedimenti». C’è però l’incognita della soprintendenza regionale ai beni architettonici. Nel corso della riunione è emerso, infatti, che quest’ultima non ha computer adatti a supportare il programma concepito dall’ufficio speciale, per cui la documentazione le andrà inviata in forma cartacea e in triplice copia. La soprintendenza, tra l’altro, dispone di appena sei architetti che dovranno sobbarcarsi l’esame delle pratiche del terremoto in aggiunta all’attività ordinaria.
«Il quadro che ne viene fuori ci preoccupa molto», evidenzia il vicesindaco, «perché i tempi di chiusura delle pratiche rischiano di allungarsi e finire nell’incertezza». A correre questo pericolo sono in particolare gli edifici nei centri storici, già duramente colpiti dagli effetti dello sciame sismico, e gli immobili che si trovano in aree sottoposte a vincolo paesaggistico sui quali è necessario il nulla osta della soprintendenza agli interventi programmati. Secondo il vicesindaco, insomma, sarà difficile che per queste tipologie di abitazioni i tempi dettati dall’ufficio speciale potranno essere rispettati. L’indicazione delle scadenze per il rilascio delle autorizzazioni e l’entrata a regime della piattaforma web che eviterà il trasferimento delle pratiche da un ufficio all’altro lasciano comunque intravvedere una soluzione a tante famiglie che hanno dovuto lasciare le loro abitazioni.
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