Via Crucis fuori dalla chiesa: un appello alle istituzioni

Il maestro ceramista Di Simone si rivolge a un legale per difendere l’opera L’avvocato Navarra: «Soprintendenza e Diocesi possono trovare la soluzione»
TERAMO. «Non si può privare per un cavillo burocratico una comunità, che ha già sofferto tanto, di un’opera come la Via Crucis che già da tre anni si trova nella chiesa madre di Castelli e lì viene vissuta e amata dall’intera comunità castellana». L'avvocato Tommaso Navarra interviene nella complessa vicenda della monumentale Via Crucis in ceramica realizzata e donata alla chiesa dall’artista castellano Nino Di Simone. Il maestro si è rivolto al legale per difendere la propria opera, che tra tre giorni dovrebbe essere smontata dalle pareti di San Giovanni Battista perché a suo tempo fu negata dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio l’autorizzazione all’installazione nella chiesa restaurata e riaperta al culto.
L’opera di arte sacra contemporanea non è compatibile, secondo la Soprintendenza, con l’aspetto della chiesa delineato dal restauro. La Via Crucis era stata installata e poi inaugurata e benedetta dal vescovo Lorenzo Leuzzi pochi giorni prima della Pasqua 2019. Un momento ufficiale, con autorità religiose e civili, che rassicurò il maestro Di Simone e il parroco don Franco D’Angelo sull’esistenza dei permessi. Del resto la Diocesi Teramo-Atri aveva acquisito tutta la documentazione tecnica e istruito la procedura, dopo la presentazione della pratica da Castelli all’Ufficio diocesano per i Beni culturali ecclesiastici (Udbce). «Servirebbe un colpo d’ala per trovare una soluzione, volare alto sopra un impedimento burocratico, un mancato coordinamento amministrativo», sottolinea Navarra, «sono sicuro che Soprintendenza e Diocesi sapranno insieme trovare la soluzione. Basterebbe un’autorizzazione “ora per allora”, con una richiesta della Diocesi alla Soprintendenza, che a sua volta autorizzi “ora per allore” l’installazione dela Via Crucis nella chiesa di Castelli».
Un invito a parlarsi, con tanta buona volontà, per risolvere «un problema formale, non sostanziale». Intanto, però, dallo studio Navarra sono partite le lettere per Udbce e Soprintendenza, per difendere l’integrità della Via Crucis, opera non semplice da smontare, per peso e dimensioni di ognuna delle 15 Stazioni. «Oltre al danno d’immagine per l’artista», aggiunge il legale, «la rimozione dell’opera costituirebbe un danno per il paese, che beneficia di un continuo flusso di persone, esperti d’arte e turisti che arrivano per ammirare la Via Crucis». Da qui a fine maggio sono prenotate le visite di diversi gruppi Lions, anche da fuori regione. «Auspichiamo un intervento risolutore del vescovo Leuzzi per far restare in San Giovanni Battista un’opera pensata e realizzata dall'artista proprio come installazione per la chiesa madre di Castelli e condivisa dalla comunità castellana». Dopo il grido d’allarme di Di Simone, dalle colonne del Centro, all’artista sono arrivati messaggi solidali da importanti personalità, come lo storico dell’arte Claudio Strinati, il vescovo emerito di Avezzano Pietro Santoro, lo storico Roberto Ricci, consigliere del ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi.
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