Via libera alla demolizione del palazzo Ater

15 Febbraio 2022

La presidente Ceci: «Impressa una svolta nel modo di ricostruire dopo i terremoti»

TERAMO. «È un momento storico, non solo per l’Ater e non solo per la nostra città, ma per tutto quello che è il significato più profondo della ricostruzione, che non può e non deve essere considerata una mera prassi edilizia, perché attiene a uno dei più profondi sentimenti umani, quello dell’appartenenza: a un luogo, a un tempo, a una famiglia». Così la presidente dell’Ater di Teramo, Maria Ceci, ha commentato il primo atto della demolizione dell’edificio di via Spataro, avvenuto ieri mattina – presenti il deputato Antonio Zennaro e l’assessore regionale Pietro Quaresimale – con la consegna dei lavori, che costeranno 270mila euro e sono stati affidati a una ditta di Montorio.
Quello di via Spataro è un fabbricato realizzato alla fine degli anni ’70, con complessivi 12 appartamenti, che dopo il sisma era stato classificato per danno di tipo B. Ma, a seguito dell’attività progettuale svolta dai tecnici dell’Ater, è stato riclassificato con danno di tipo E, con un grado di sicurezza sismica così basso da consigliarne la demolizione e la ricostruzione ex novo. Il contributo iniziale di 1.243.947 euro è stato dunque ricalcolato in 2.332.300 euro, ma l’esatta maggiore spesa verrà determinata in fase di approvazione del progetto esecutivo.
«Alla luce di quell’attività svolta dai nostri tecnici, il consiglio di amministrazione dell’Ater ha approvato il nuovo studio di fattibilità tecnico-economica per la realizzazione dell’intervento di demolizione e ricostruzione», dice ancora la presidente Ceci, «una decisione che segna una svolta nell’idea stessa di ricostruzione post-sisma: sarebbe riduttivo considerarla solo una scelta dettata dalle valutazioni tecniche, perché in realtà sottintende quella che è la filosofia della nostra azione: garantire ai nostri inquilini non un “posto” nel quale abitare, ma una casa nella quale vivere. Comprendo le difficoltà di chi ha vissuto e vive lontano dalla propria abitazione, ma il processo di ricostruzione deve garantire un futuro di sicurezza agli inquilini e anche certezza e serietà nell’uso del pubblico denaro».(d.v.)