Vilipendio all’Arma su Facebook Assolto giovane di Notaresco

Insieme ad altri due aveva avuto un decreto penale di condanna a cui si era opposto Il giudice: «Nessuna volontà o coscienza di voler esprimere giudizi offensivi sui carabinieri»
TERAMO. Erano stati accusati di vilipendio delle forze armate per alcuni commenti sui carabinieri postati su Facebook e per questo avevano avuto un decreto penale di condanna che prevedeva una multa di 400 euro ciascuno. Ma uno dei tre (tutti ragazzi di Notaresco) ha fatto opposizione al decreto penale ed è stato assolto perchè il fatto non sussiste. Così ha stabilito il giudice onorario Massimo Biscardi che nella motivazione ha scritto «La frase incriminata ovvero “verità scomoda” non è chiaro se sia riferibile espressamente alle precedenti e comunque non appare sussistere alcuna ipotesi denigratoria nel senso specificato dalla giurisprudenza quanto al reato addebitato».
Il caso risale al 2915 quando il sindaco di Notaresco Diego Di Bonaventura sul profilo Facebook aveva dato la notizia di una fontana storica danneggiata da ignoti. Tra i vari post di commento sull’accaduto anche quelli di tre ragazzi. Il primo scriveva «E dire ai carabinieri di vigilare la notte...no che stanno a dormire», il secondo: «Si, ci sono i carabinieri solo per rompere il cavolo ai ragazzi e multare qualche poveretto», il terzo: «Verità scomode, zia». Era partita la denuncia per vilipendio e successivamente il decreto penale di condanna. A cui il ragazzo autore del post «Verità scomode, zia» ha fatto opposizione assistito dall’avvocato Daniele Di Furia. E il giudice lo ha assolto. «La Cassazione», ha scritto Biscardi, «ricorda che il diritto di critica e di libera manifestazione del pensiero supera il suo limite giuridico costituito dal rispetto del prestigio delle istituzioni repubblicane e decanta, quindi, nell’abuso del diritto e cioè nel fatto reato costituente il delitto di vilipendio, allorchè la critica trascenda nel gratuito oltraggio fine a se stesso. L’elemento suggestivo del reato di vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate consiste nella coscienza e volontà di esprimere offensivi ed aggressivi giudizi nei confronti delle istituzioni tutelate con l’intenzione di produrre l’evento costituito dalla pubblica manifestazione di disprezzo delle stesse. Integra l’elemento materiale del reato di vilipendio ogni espressione dal significato offensivo univoco esprimente disprezzo verso l’istituzione tutelata». Conclude il giudice: «Alla luce di tali condivisibili affermazioni si ritiene che la frase oggetto del capo di imputazione non si affatto di gravità tale da configurare il vilipendio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

