Villa comunale, finiti i collaudi ma senza caldaia non può riaprire

7 Dicembre 2022

Il direttore dei lavori: «Prima il Comune dovrà installare l’impianto termico e poi ci sarà l’apertura» Il piano terra ospiterà il centro operativo per le emergenze, primo e secondo restano da completare 

ROSETO. I collaudi alla villa comunale sono stati fatti, sia quello statico sia quello amministrativo, ma senza caldaia l’edificio non può essere riaperto.
A precisarlo è il direttore dei lavori, l’architetto Lorenzo Di Melchiorre, che ieri mattina era all’interno del piano terra della villa insieme al collaudatore e ai rappresentanti della ditta Dag costruzioni per il collaudo amministrativo. «Manca la caldaia», dichiara Di Melchiorre, «e dunque prima il Comune dovrà provvedere a installarla, dopodiché la villa potrà riaprire, anche perché siamo nei mesi freddi. Certo, l’amministrazione potrebbe anche optare nel frattempo per una stufa, ma si tratta sempre di qualcosa di provvisorio». Tre settimane fa c'è stato dunque il collaudo statico, che ha riguardato la parte strutturale dell’edificio, e ieri il collaudo amministrativo. «Quest’ultimo», spiega Di Melchiorre, «serve a verificare la corrispondenza tra il progetto realizzato e contabilizzato, e ora la ditta Dag costruzioni può riconsegnare l’opera al Comune». Il piano terra che è stato destinato al Coc, il centro operativo comunale per le emergenze, è pronto solo in parte, e mancano anche i mobili, attualmente sparsi in alcuni locali del territorio comunale. I lavori, coperti da un finanziamento di 1 milione 140mila euro da parte della Protezione Civile, hanno interessato il seminterrato, il tetto e il piano terra, ma non il primo e il secondo piano, i cui interventi dovranno essere completati con un ulteriore finanziamento di circa 500mila euro. Lo storico edificio è chiuso da sei anni: secondo il cronoprogramma iniziale i lavori, iniziati il 24 giugno 2016 durante gli ultimi sei mesi dell’amministrazione guidata dall’ex sindaco Enio Pavone, avrebbero dovuto essere conclusi entro il 2 dicembre 2017. Una prima perizia di variante però, dovuta a una serie di interventi “non previsti”, determina un primo ritardo.
La precedente amministrazione avrebbe voluto riaprire la villa entro giugno 2018, ma ecco un’altra perizia di variante. I lavori sono stati bloccati due anni e mezzo, e per questo la Dag costruzioni ha richiesto un risarcimento danni all’ ex amministrazione per il cantiere bloccato, inizialmente di 160mila euro, ma dopo un accordo bonario, ridotto a 65mila euro. A dicembre 2020 è stato finalmente raggiunto l’accordo e nei primi mesi del 2021 è stata approvata la perizia di variante per far ripartire i lavori finiti nel mese di ottobre.
©RIPRODUZIONE RISERVATA