Vince l’asse Gatti-Ginoble, la Lega si sfila

Confermati i due terzi del cda uscente, entra Fagotti. I due sindaci leghisti e otto di centrosinistra escono prima del voto
TERAMO. Conferma, ma senza accordo, per i vertici del Ruzzo. L’assemblea dei sindaci, riunita ieri mattina, si è chiusa con il risultato ampiamente pronosticato alla vigilia. La presidente Alessia Cognitti e il suo vice Alfredo Grotta, dimissionari, hanno ricevuto il via libera a un nuovo mandato triennale. A completare il consiglio di amministrazione è Alberto Fagotti, 53 anni, consulente ambientale di Nereto considerato vicino al sottosegretario regionale D’Annuntiis, eletto al posto di Antonio Forlini, che si era fatto da parte qualche giorno prima degli altri due componenti escludendo la propria ricandidatura. Non c’è stata però l’intesa, cercata in extremis, per una soluzione mediata che avrebbe attutito le contestazioni mosse dal primo cittadino teramano Gianguido D’Alberto sulla gestione dell’azienda. Il Cda rinnovato per due terzi ha ottenuto l’unanimità dei consensi (26) di chi era in aula, ma al momento del voto dieci sindaci hanno abbandonato all’assemblea. Oltre a D’Alberto si sono chiamati fuori i primi cittadini di Alba Adriatica, Ancarano, Morro d'Oro, Castelli, Controguerra, Torano, Bellante, Sant'Omero e Mosciano. Il sindaco di Crognaleto Giuseppe D’Alonzo, invece, è rimasto al suo posto votando a favore dei tre consiglieri, pur avendo aderito poco prima alla richiesta di rinvio dell’elezione formulata dai colleghi poi usciti.
La proposta di slittamento di due settimane era stata motivata con la necessità di approfondire il piano industriale, approvato di seguito alla ricomposizione del Cda, oltre che con l’intenzione di insistere nella ricerca della mediazione sulla rassegnazione delle cariche apicali. La maggioranza politicamente trasversale sull’asse Tommaso Ginoble-Paolo Gatti ha però respinto la sollecitazione, ritenendo che un eventuale rinvio necessariamente più breve di quanto richiesto non avrebbe prodotto alcun effetto utile all’azienda. Ne è scaturita l’annunciata spaccatura del fronte del centrosinistra, ma anche la meno prevedibile frattura nel centrodestra. La Lega ha seguito l’assemblea con i consiglieri regionali teramani Pietro Quaresimale, Emiliano Di Matteo e Antonio Di Gianvittorio sostenendo la linea del partito che puntava al rinvio. I dati gestionali, ma anche le dimissioni con disponibilità lampo alla ricandidatura, secondo il Carroccio avrebbero meritato un supplemento di riflessione. Questo orientamento è stato condiviso dai sindaci di Ancarano e Morro d’Oro, vicini alla Lega, che dunque hanno abbandonato l’aula al momento del voto. Al partito di Salvini, a quanto pare, non sarebbe andato giù neppure il trasversalismo sulle designazioni e per domani è in programma una riunione del gruppo regionale per valutare l’atteggiamento da tenere nei confronti degli alleati. Il centrodestra, infatti, avrebbe considerato non significativa la rappresentanza della Lega in assemblea evitando così di prenderne in considerazione la posizione.
Al di là delle frizioni nei due schieramenti, Cognitti si dice molto soddisfatta del risultato. «Siamo stati eletti con amplissima maggioranza», fa notare, «si tratta di un esito che ci onora anche per le belle parole spese nei nostri confronti dai soci, concordi nell’apprezzare il nostro operato». L’abbandono da parte dei dieci sindaci che non hanno partecipato al voto per la presidente è frutto di un allineamento politico al Pd. «Avrebbero potuto votare contro», rileva, «la loro posizione è legittima, ma l’assemblea ha portato a casa due importanti provvedimenti: il piano industriale, rimasto invariato rispetto a luglio con una migliore esplicazione degli investimenti, e la pianta organica, che è stata corretta in base alle proposte arrivate in questi mesi».
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