Vincono la battaglia per dare assistenza al figlio autistico

10 Agosto 2016

Il giudice accoglie il ricorso di una coppia contro l’Inps I genitori: «Avrà tutte le agevolazioni previste dalla legge»

TERAMO. E’ un bambino autistico di 8 anni, ma per l’Inps non è un disabile grave. In quest’Italia in cui spesso, troppo spesso, il riconoscimento dei diritti passa dalle aule di tribunale, è stato un giudice a mettere nero su bianco la vittoria di due genitori. Anche se è difficile parlare di vittoria per un papà e una mamma che convivono con il dramma di un figlio disabile. Che, solo dopo la sentenza, potrà aver diritto a tutto quello che prevede la legge 104, la normativa che tutela i diritti dei disabili e disciplina l'assistenza da parte dei loro congiunti. «Ce l’abbiamo fatta», dicono i due genitori teramani, «ma resta l’amarezza perchè per il riconoscimento di un diritto abbiamo dovuto lottare in tribunale».

I genitori (assistiti dall’avvocato Daniele Di Furia) hanno impugnato il provvedimento con cui la commissione medica dell’Inps non aveva riconosciuto la gravità dell’handicap stabilendo che «il soggetto non necessita di intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione». Quindi niente condizione per il riconoscimento dell’articolo 3 della legge 104 che consente ai familiari di poter ottenere maggiori aiuti, a cominciare proprio dall’assistenza per un bambino che, hanno stabilito tanti neuropsichiatri, è affetto da quello che il linguaggio medico chiama disturbo pervasivo di sviluppo Nas, dove Nas sta per non altrimenti specificato. «Una categoria», spiegano i genitori, «che include l’autismo atipico». Il che, nella vita quotidiana, significa fare i conti con problemi continui a casa e a scuola, con difficoltà di inserimento e di relazione. «Non è facile», aggiungono i genitori, «perchè capisci che tuo figlio non sarà mai uguale agli altri, capisci dal suo sguardo che forse non riuscirai mai ad entrare nel suo mondo. Ma cerchi di andare avanti con lui e per lui. Per questo per noi era importante avere il riconoscimento della disabilità grave perchè in questo caso la legge 104 permette di avere maggiori agevolazioni a cominciare proprio dall’attività di assistenza sia a casa sia a scuola». Il consulente nominato dal giudice Massimo Biscardi (firmatario della sentenza), è stato di tutt’altro avviso rispetto ai colleghi dell’Inps e dopo aver visitato il piccolo e aver acquisito tutta la sua documentazione medica ha stabilito che «il disturbo è tale da giustificare l’attribuzione del benefici previsti dall’articolo 3 della legge 104». E sulla base della consulenza, a cui non c’è stata nessuna contestazione da parte dell’Inps, il giudice ha accolto il ricorso dei genitori scrivendo che «la parte ricorrente si trova nelle condizioni sanitarie previste dall’articolo 3 della legge 104». Il che, fuori dal linguaggio giuridico, significa che il piccolo potrà avere più assistenza. «Perchè nostro figlio», concludono i genitori, «ha il diritto di essere aiutato. Con tutto quello che la legge gli può assicurare».(d.p.)

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