Violenza sessuale su una barista 36enne condannato a sette anni

4 Maggio 2021

L’episodio è avvenuto nella valle del Fino: l’uomo avrebbe costretto la ragazza a un rapporto all’interno del locale dopo l’orario di chiusura. Dovrà anche risarcire la vittima con 15mila euro

TERAMO. Era finito a processo con l'accusa di aver violentato una barista. Un'accusa che ha retto in dibattimento e che al termine del processo di primo grado davanti al collegio (presidente Domenico Canosa, a latere Morena Susi e Carla Fazzini) è costata a un 36enne di Castiglione Messer Raimondo, Paolo Modesti, la condanna a sette anni e a pagare una provvisionale di 15mila euro in favore della parte civile.
I fatti contestati all'uomo risalgono a due anni fa, nell’ottobre 2019, quando avrebbe costretto una ragazza che lavorava in un bar della vallata del Fino ad avere con lui un rapporto sessuale. Secondo l'accusa l'uomo avrebbe aspettato l'orario di chiusura del locale e dopo aver convinto la donna ad aprirgli, con la scusa di dover ricaricare il cellulare, l'avrebbe dapprima palpeggiata e poi costretta con la forza a spostarsi nella retrostante cucina. Qui avrebbe continuato a palpeggiarla, nonostante il tentativo della vittima di divincolarsi, per poi abbassarle i pantaloni e gli slip costringerla a un rapporto completo e a un rapporto orale. A far scattare il fascicolo, che aveva poi portato a una misura cautelare agli arresti domiciliari a carico del 36enne, era stata la denuncia della stessa vittima.
Il pm Greta Aloisi al termine delle indagini, nel maggio dello scorso anno, aveva chiesto per l'uomo il processo con giudizio immediato. La vicenda era così finita davanti ai giudici del tribunale di Teramo, che nell'udienza del 30 aprile hanno condannato l'uomo a sette anni (il pubblico ministero aveva chiesto per il 36enne nove anni di reclusione) per violenza sessuale aggravata, come contestato nel capo di imputazione, «dall'aver commesso il fatto approfittando della condizione di minorata difesa in cui versava la vittima, in considerazione del fatto che si trovava da sola nel locale, in zona isolata e in orario notturno». I giudici hanno anche disposto a carico dell'uomo il pagamento delle spese processuali e di una provvisionale di 15mila euro nei confronti della parte civile, rappresentata in giudizio dall'avvocato Manola Di Pasquale. «L'attività di indagine svolta dalla Procura e il successivo processo hanno permesso di avere una risposta di giustizia in tempi brevi nella massima garanzia di tutte le parti coinvolte», ha commentato al termine del processo l'avvocato Manola Di Pasquale, «e questo dà forza a tutti coloro che si trovano nella condizione di dover denunciare».
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