Vittima di una truffa informatica aspetta il rimborso da 5 anni

TERAMO. È una delle tante vittime delle truffe informatiche e da cinque anni attende di essere risarcito dalla banca di 2.200 euro. Per essere rimborsato, però, l’istituto bancario gli ha chiesto una...
TERAMO. È una delle tante vittime delle truffe informatiche e da cinque anni attende di essere risarcito dalla banca di 2.200 euro. Per essere rimborsato, però, l’istituto bancario gli ha chiesto una sentenza e di questo l’imprenditore teramano derubato ha parlato nel corso del processo che lo vede parte offesa. L’imputato è l’uomo accusato di aver ricevuto sulla sua carta prepagata la somma di 2.200 euro «indebitamenti prelevati», si legge nel capo d’imputazione, dal conto corrente intestato all’imprenditore. E a rivolgersi alla polizia postale, all’epoca, fu proprio l’imprenditore subito dopo essersi accorto che dal suo conto corrente qualcuno aveva prelevato quei soldi. La denuncia fece scattare l’indagine che in breve tempo portò ad identificare l’uomo, un cittadino straniero, a cui era intestato il conto corrente bancario associato alla carta prepagata su cui erano stati accreditati i soldi. L’uomo è finito sotto accusa per ricettazione e ieri mattina è proseguito il processo davanti al giudice onorario di tribunale Carla Fazzini. Il primo teste ad essere ascoltato è stato proprio l’imprenditore nella sua veste di parte offesa. E l’uomo, dopo aver raccontato i fatti puntualizzando proprio i tempi della denuncia fatta immediatamente dopo aver scoperto l’ammanco. La denuncia, però, non è bastata per avere il risarcimento del danno: la banca gli ha chiesto copia di una sentenza. Ma ci sarebbe da chiedere quale visto, infatti, che una sentenza può ritenersi definitiva solo dopo i tre gradi di giudizio. L’imprenditore, per ora, aspetta il pronunciamento di primo grado.(d.p.)
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