Vittime delle strade: i genitori manifestano per chiedere la legge

Sit-in davanti al tribunale nella giornata mondiale del ricordo Una mamma di Colonnella incontra Papa Francesco
TERAMO. Il suo unico figlio Luigi Edoardo aveva 19 anni quando è stato investito ed ucciso da una macchina ad Alba Adriatica: era il 2 settembre del 2008. Da allora Pasqua Gina D’Ambrosio, insegnante di Colonnella, gira l’Italia per chiedere che lo Stato introduca il reato di omicidio stradale. E anche se nulla può mitigare il senso di ingiustizia del sopravvivere ad un figlio, ogni giorno condivide il suo dolore con quello di altri genitori. Ieri in occasione della giornata in memoria delle vittime della strada, Pasqua e altri genitori ascolani hanno deposto fiori rossi davanti al tribunale di Teramo in una sorta di altare della memoria. «Lo abbiamo fatto l’anno scorso», racconta la donna, «e siamo tornati a farlo nuovamente perchè questi atti servano a sensibilzzare lo Stato all’introduzione del reato di omicidio stradale. Un nostro grazie al presidente del tribunale perchè abbiamo visto che nulla di quello deposto un anno fa è stato tolto. Un grande gesto di sensibilità che abbiamo apprezzato». All’esterno del palazzo di giustizia teramano, infatti, i genitori hanno affisso l’elenco dei nomi dei figli morti in incidenti stradali. Per non dimenticare e non far dimenticare. Nei giorni scorsi Pasqua, insieme ad altri componenti dell’associazione Vittime della strada, è stata ricevuta da Papa Francesco e a Montecitorio ha incontrato il sottosegretario ai trasporti Roberto Nencini. «Ci ha rassicurato sul fatto che l’iter della legge prosegue», dice Pasqua, «e che l’obiettivo finale resta quello di introdurre il reato di omicidio stradale. Io non so se questo iter sarà mai concluso e se in Italia riusciremo ad avere questo reato. Per ora so solo che gli incidenti mortali continuano ad essere tanti, troppi, e che tanti genitori da un momento all’altro si ritrovano soli. Sopravvivere alla morte di un figlio è come morire lentamente. Non ci si abitua mai. Ma ci si può raccontare e si può lottare per evitare che continui a succedere. Noi ci stiamo provando. Per noi e nel ricordo dei nostri giovani travolti sulle strade».(d.p.)
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