Volevano rottamare l’auto dopo aver saputo del terriccio

Le intercettazioni di Simone e Giuseppe Santoleri che hanno fatto scattare il quarto sequestro Gli atti sono arrivati a Teramo, il 25 marzo scade il termine per la nuova richiesta d’arresto
GIULIANOVA. Poche parole intercettate in quella Fiat Seicento che resta la chiave del giallo. A tal punto, ricostruisce il gip di Ancona, che Simone Santoleri «vuole rottamarla per distruggerla e cancellare ogni traccia». A cominciare da quelle di terriccio.
E’ la mattina del 18 febbraio, quindi solo pochi giorni fa, quando la conversazione del figlio con il padre Giuseppe viene registrata nella macchina. Scrive il giudice Carlo Cimini a pagina 14: «Simone Santoleri riferisce al padre che ha appreso dal suo consulente che gli accertamenti tecnici in corso presso il Ris carabinieri di Roma avrebbero dato esito positivo in quanto sarebbero state trovate, tra i campioni prelevati dalla scocca della Fiat ( sotto l’ammortizzatore) tracce del terreno dell’area di Tolentino ove è stato trovato il cadavere».
Per il magistrato, proprio alla luce di questa informazione, Simone «manifesta la volontà di acquistare un’altra macchina e di rottamare la Fiat 600». E’ uno di quegli indizi «gravi, precisi e concordanti» con cui prima la Procura e poi il gip dorico puntellano il provvedimento che all’alba di lunedì porta in carcere per omicidio Giuseppe e Simone Santoleri, 67 e 43 anni, ex marito e figlio della 64enne pittrice teatina Renata Rapposelli trovata morta in una scarpata di Tolentino un mese dopo la sua scomparsa. Perchè per gli inquirenti anconetani la donna è stata uccisa a Giulianova il 9 ottobre scorso, giorno della sua scomparsa, al termine di una violenta lite scoppiata nella casa dei Santoleri per motivi economici (la donna chiedeva tremila euro di arretrati dell’assegno di mantenimento) in un contesto familiare fatto di odio e rancore. Con il figlio, sostiene l’accusa, dal carattere «violento e irascibile». E a supporto, nell’ordinanza, il gip parla «di una condanna per violazione di domicilio danneggiamento seguito da incendio».
Intanto i tempi dettati dal codice di procedura penale scandiscono l’inchiesta bis sull’omicidio.
L’arrivo degli atti nel palazzo di giustizia teramano (mercoledì c’è stato l’incontro tra il procuratore Antonio Guerriero, il pm Enrica Medori, che si occupa del caso e il pm di Ancona Andrea Laurino) ha dato materialmente il via alle nuove indagini che dovranno puntellare la nuova richiesta di arresto che il pm teramano dovrà presentare al gip entro venti giorni dall’ordinanza di trasmissione degli atti per competenza territoriale.
Il termine ultimo è quello del 25 marzo, ma probabilmente arriverà prima. Già ieri c’è stato un primo incontro operativo tra il magistrato e i carabinieri che in questi mesi hanno seguito molteplici accertamenti.
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