Yacht affondato, oggi un piano per il recupero

20 Luglio 2015

La guardia costiera ha affidato l’incarico alla ditta ortonese Mari Ter Interrogato il capitano della barca per ricostruire le fasi dell’incidente

TERAMO. E’ adagiato su un fondale di meno di sette metri il relitto del Larissa, lo yacht di 23 metri che sabato pomeriggio si è inabissato a circa un miglio e mezzo al largo della costa fra Tortoreto e Giulianova dopo aver preso fuoco per motivi ancora in corso di accertamento. Sull’imbarcazione c’erano otto persone, tra componenti dell’equipaggio e ospiti, un gruppo familiare russo, tra cui due donne e due adolescenti, e l’armatore azione. Sono tutti salvi dopo essersi gettati in mare, raccolti da un gommone con il “banana boat”che li ha portati a riva a Tortoreto.

Adesso c’è il problema del recupero del relitto, che dovrebbe essere concluso in tempi brevi per evitare pericoli per la navigazione e rischi di tipo ambientale, ma che al momento non si possono prevedere. Il comandante dell’ufficio circondariale marittimo di Giulianova Sandro Pezzuto ha dato incarico all’impresa Mari Ter di Ortona di elaborare un piano di recupero che sarà probabilmente presentato oggi stesso: le opzioni sono quelle di utilizzare dei palloni galleggianti per sollevarlo o di imbracare lo scafo e issarlo da un motopontone. La scelta dipenderà anche dal peso del relitto che non è trascurabile: il Larissa pesava 74 tonnellate, ma dopo che il rogo che lo ha affondato ha quasi completamente distrutto la parte superiore del natante, il peso attuale è certamente inferiore. Il piano presentato dalla ditta ortonese dovrà essere valutato sia dall’ufficio marittimo, in ordine ai problemi relativi alla sicurezza, sia dall’armatore per quanto riguarda i costi dell’operazione che sono a suo carico. Se arriverà il via libera da entrambe le parti il recupero potrà iniziare tra breve, altrimenti verrà dato incarico a un’altra ditta.

Ieri, su incarico del comandante Pezzuto, i sommozzatori dei vigili del fuoco di Roseto e i sub della ditta ortonese hanno effettuato un’ispezione sul relitto. Sembra che nei serbatoi dello yacht sia rimasta una certa quantità di gasolio, ma su questo non ci sono conferme ufficiali. Se così fosse si presenterebbe un problema ambientale; in ogni caso per scongiurare tale rischio sono state mese in acqua delle panne assorbenti, per fermare un’eventuale fuoriuscita di carburante e altre sostanze oleose. Già prima del naufragio è arrivata sul posto la nave antinquinamento Monte Rosa, appositamente attrezzata per fronteggiare tali emergenze. Al momento non si segnalano fuoriuscite di carburante ma la situazione potrebbe modificarsi nelle prossime ore.

Quello ambientale non è l’unico rischio. Al momento il problema principale è quello della sicurezza della navigazione, messa a rischio dalla presenza del relitto in un fondale così basso. Per questo motivo la guardia costiera ha provveduto a piazzare delle boe per segnalare la posizione dello yacht la cui parte superiore è vicina al pelo dell’acqua. Inoltre il comandante dell’ufficio marittimo ha emanato un’ordinanza che vieta la navigazione entro un raggio di 500 metri dal punto dell’affondamento.

La giornata di ieri non è stata dedicata solo agli accertamenti tecnici, ma anche alla ricostruzione dell’incidente. Pezzuto ha ascoltato a lungo il capitano dello yacht, un inglese, ma non è trapelato nulla circa i contenuti dell’interrogatorio. E’ probabile comunque, che abbia fornito notizie utili all’inchiesta. L’’incendio sarebbe partito dal vano motore per poi propagarsi rapidamente a tutta l’imbarcazione. Resta a da capire se si è trattato di un caso fortuito e imprevedibile o se vi sia stata qualche negligenza da parte dell’equipaggio.

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