Yacht sugli scogli, tolto il cellulare allo skipper giuliese che guidava

GIULIANOVA. Continuano in Sardegna le indagini sullo yacht finito sugli scogli vicino a Porto Cervo: un gravissimo incidente in mare in cui ha perso la vita un facoltoso imprenditore inglese, il...
GIULIANOVA. Continuano in Sardegna le indagini sullo yacht finito sugli scogli vicino a Porto Cervo: un gravissimo incidente in mare in cui ha perso la vita un facoltoso imprenditore inglese, il 61enne Dean Kronsbein, che era sul ponte del suo yacht “Amore”. Al comando dell’imbarcazione c’era lo skipper giuliese Mario Lallone che è attualmente indagato per omicidio colposo e lesioni (nell’incidente, oltre alla vittima, ci sono sei feriti). All’uomo è stato sequestrato il telefono cellulare. Il comandante è assistito dall’avvocato Egidio Caredda di Olbia che ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Va detto che nell’incidente è rimasto coinvolto anche un’altra imbarcazione di proprietà della famiglia Berlusconi. Gli accertamenti in corso, per stabilire le dinamiche ed eventuali responsabilità, sono condotte dalla guardia costiera di Olbia e Porto Cervo su delega della Procura della Repubblica di Tempio Pausania. Il sito inglese “Shenghen Story News” riporta che l’uomo britannico è morto «dopo essere stato (agettato dal suo yacht colpendo le rocce di un’isola italiana».
Nell’articolo viene anche sottolineato che nell’incidente sono rimaste gravemente ferite la moglie del milionario, Sabine di 59 anni, e la figlia, Sophia di 27 anni, ricoverate in ospedale. Si è saputo che il fascicolo predisposto per la magistratura è stato curato dall’ufficio locale marittimo di Porto Cervo che lo ha rimesso alla Procura di Tempio Pausania. Tra le ipotesi dell’incidente circola con insistenza quella della velocità sostenuta tenute dalle due imbarcazioni che si sono incrociate in una strettoia nei pressi dell’isolotto di “Li Nibani”. Proprio l’andamento sostenuto avrebbe impedito di compiere una manovra corretta per evitare l’impatto con la roccia. A Giulianova amici e conoscenti di Lallone sono increduli: «È un capitano troppo bravo e pignolo. L’accaduto appare davvero assurdo per essere vero».
La Procura sta acquisendo le testimonianze degli equipaggi delle due barche da diporto, Amotre e Sweet Dragon (quest’ultima di proprietà della famiglia Berlusconi). Entrambi i comandanti per il momento sono indagati. Non è escluso che la Procura nomini un perito navale per ricostruire la verità dei fatti anche se tutte le testimonianze sembrerebbero convergere su quanto dichiarato da Lallone.(al.al.)
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