Zennaro e la Cna: «Norme per salvare l’arte ceramica»

25 Agosto 2023

L’ex deputato e l’associazione artigiana chiedono interventi sul mancato ricambio generazionale dei maestri foggiatori

CASTELLI. Il grido di allarme dei tre maestri foggiatori della ceramica di Castelli – Benito Melchiorre, Franco Trailani e Antonio Di Francesco – che sono gli ultimi tre rimasti nel borgo famoso per la tradizione secolare della maiolica ha scatenato le reazioni da alcune istituzioni che erano state chiamate in causa proprio dagli artigiani, che chiedono interventi risolutivi per salvaguardare la tradizione castellana e il proprio mestiere, indispensabile nella creazione di un manufatto. La mancanza di ricambio generazionale sta portando, infatti, all’estinzione della figura del foggiatore mettendo a rischio il futuro della ceramica artistica artigianale e generando una vera e propria emergenza: attualmente non ci sono giovani che si avvicinano al mestiere o che stanno svolgendo l'apprendistato. I tre foggiatori hanno un’età media di 60 anni e iniziano a diminuire anche i maestri decoratori.
«Non possiamo perdere la ceramica di Castelli, un tesoro che celebra la creatività umana e la bellezza della tradizione», ha detto l’ex deputato della Lega Antonio Zennaro, «spero che gli attuali eletti nel territorio teramano al Parlamento possano riprendere la mia proposta di legge per la tutela e la promozione della ceramica artistica e artigianale. Il testo conteneva proposte concrete volte a riconoscere le botteghe artigiane e le imprese di produzione della ceramica come aziende di interesse nazionale e a valorizzare i futuri maestri ceramisti che decidono di intraprendere percorsi professionalizzanti nel settore. Personalmente», ha concluso, «chiederò il sostegno degli eletti della Lega sul territorio e a livello nazionale perché questo patrimonio vada tutelato e preservato».
Sul tema è intervenuta anche la Cna di Teramo. «Occorre tornare a mobilitare tutte le istituzioni per il rilancio di Castelli e dei mestieri della ceramica che da sempre ne segnano vita e storia, facendone un’eccellenza assoluta del nostro Paese e un ambasciatore del made in Italy», hanno spiegato il presidente Bernardo Sofia e il direttore Federico Scardecchia, «occorre tornare a ragionare sul destino del borgo e del comparto della ceramica dando risposte all’insieme dei problemi che lo affliggono: formazione di nuove figure professionali utilizzando il legame con il locale liceo "Grue", previsione di incentivi per la trasmissione d’impresa, abbattimento dei costi di produzione legati in particolare al prezzo esorbitante dell’energia, sgravi fiscali, sviluppo di politiche di promozione del prodotto sui mercati interni e internazionali, utilizzo di nuove tecnologie, misure specifiche di credito agevolato. Chiediamo dunque a Regione, Provincia e Camera di commercio del Gran Sasso di farsi promotrici a breve di un incontro aperto alle associazioni d’impresa in cui fare il punto sull’intero dossier Castelli: un borgo che attende insieme ai suoi operatori risposte concrete e non promesse».
Speranzoso il sindaco di Castelli Rinaldo Seca, che ha detto: «Tutte le istituzioni devono prendere atto della grave crisi del settore artigianale ceramico che segnalo da quando sono diventato sindaco. A tal fine sono necessari dei tavoli regionali e nazionali per affrontare il problema».
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