Zone rosse, sindaci in rivolta Regione: almeno fino a venerdì

D’Amario: «Se migliorerà la situazione possibile il ritorno in giallo nella prossima unità di crisi» Ma gli amministratori di Giulianova e Martinsicuro vogliono che le restrizioni siano riviste subito
TERAMO. Nel giorno delle prime riaperture in tutta Italia, per i due comuni ribelli Giulianova e Martinsicuro torna oggi, invece, l’incubo della zona rossa, insieme a Torricella e Castellalto. Dopo le forti proteste giuliesi del Comune e in piazza e la presa di posizione a seguire del municipio martinsicurese contro i dati della Asl e l’ordinanza del governatore Marco Marsilio, il direttore del dipartimento sanità della Regione Claudio D’Amario lancia la speranza delle possibili rivalutazioni delle misure per le due città. Ma non prima di venerdì e chiedendo comunque uno sforzo per il bene di tutti gli abruzzesi. I due sindaci Jwan Costantini e Massimo Vagnoni non ci stanno e chiedono un incontro ai vertici regionali e sanitari e che la misura sia rivista prima.
L’ESPERTO REGIONALE. I due comuni sono in zona rossa perché hanno incidenza di casi vicina al limite fissato dal Governo, che è di 250 nuovi casi settimanali ogni 100mila abitanti. Lo conferma D’Amario, secondo cui la decisione dell’unità di crisi riguarda anche altri fattori tecnici, mentre l’Rt nei comuni sarebbe un parametro da non prendere in considerazione. Dice però il direttore regionale: «Se in questi comuni la situazione dovesse migliorare nei prossimi giorni, potrebbero tornare in zona gialla già venerdì sera dopo la consueta riunione dell’unità di crisi, anziché da lunedì prossimo». Ieri, intanto, a Giulianova si sono registrati 8 nuovi casi di positività al virus, 6 a Martinsicuro. «È successo a tanti comuni di trovarsi in zona rossa: adottare misure selettive di questo tipo è l’unico modo per bloccare la diffusione del virus ed evitare che la regione, che ha un Rt vicino a 1, esca dalla zona gialla», spiega D’Amario, «se ciò avvenisse, le restrizioni coinvolgerebbero tutto l’Abruzzo e durerebbero almeno due settimane». Continua: «Non è quindi una misura punitiva o discriminatoria. Capisco le difficoltà, ma sono necessari sforzo collettivo e sacrificio, con la prospettiva del mantenimento a medio-lungo termine della zona gialla per tutti».
I COMUNI RIBELLI. I sindaci di Giulianova e Martinsicuro Costantini e Vagnoni, nel frattempo, hanno scritto una nota congiunta per chiedere un incontro urgente. «La richiesta di un tavolo di confronto si rende assolutamente necessaria al fine di capire le ragioni che hanno portato l’unità di crisi e la Asl alla decisione della zona rossa per i nostri comuni», scrivono i due primi cittadini, «anche in considerazione degli esigui numeri dei contagi e il trend in netta diminuzione nell’ultima settimana e in base ai dati forniti da alcuni comuni limitrofi che evidenziano una situazione analoga o addirittura peggiore della nostra. Alla luce di questo ci auguriamo che sia possibile rivedere l’ordinanza prima della giornata di venerdì 30 aprile. L’ulteriore danno economico che subiranno le nostre realtà non è quantificabile ed è nostro diritto avere chiarezza sulla ripartizione delle zone rosse».
Sulla vicenda è intervenuto anche il consigliere regionale di opposizione del gruppo Abruzzo in Comune Sandro Mariani: «Quello che sta accadendo in questi giorni a Giulianova ha del grottesco». Continua Mariani auspicando che il governatore Marsilio faccia chiarezza: «Premesso che non voglio entrare in alcun modo nella querelle, quello che stupisce è leggere un attacco così duro da parte di un sindaco della Lega, alla Regione Abruzzo guidata, proprio nella sanità, da un assessore dello stesso partito, Nicoletta Verì. Se quanto affermato dal sindaco in merito a delle decisioni assunte per “ritorsioni politiche” dovesse corrispondere al vero, sarebbe di una gravità inaudita e darebbe l’esatta dimensione di come l’Abruzzo sia ormai ostaggio delle “faide interne” al centrodestra.
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