Zooprofilattico, sotto inchiesta gli ex direttori Caporale e Lelli

15 Ottobre 2014

Con i due coniugi è indagato un terzo dirigente. L’accusa: truffa e peculato per aver chiesto rimborsi non dovuti dopo viaggi istituzionali. Caporale va dal pm e dà la propria versione dei fatti

TERAMO. Due ex direttori generali dell’istituto zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise, Vincenzo Caporale (dal 2012 in pensione) e la moglie Rossella Lelli, attualmente direttore sanitario dello zooprofilattico di Palermo, e un altro dirigente dell’istituto teramano, Paolo Dalla Villa, sono indagati dalla procura di Teramo per truffa e peculato. Oggetto dell’inchiesta, che è condotta dalla guardia di finanza e coordinata dal pm Greta Aloisi, sono i rimborsi per le spese sostenute nei viaggi istituzionali. In sostanza, secondo l’accusa, i tre avrebbero in alcune occasioni chiesto all’istituto dei rimborsi non dovuti. Nel mirino della Finanza cene, biglietti aerei e acquisti anche banali (ad esempio una caciotta di pecorino sardo) per un totale di alcune migliaia di euro.

Per Lelli e Dalla Villa l’indagine è molto datata e risale al 2011. I due dirigenti, all’epoca, subirono un procedimento disciplinare interno che si è concluso con il loro proscioglimento. Sono però rimasti sotto la lente della Procura che, chieste diverse proroghe, ha tenuto in piedi l’indagine e circa un anno fa ha iscritto nel registro degli indagati anche Vincenzo Caporale. Quest’ultimo, assistito dall’avvocato Gennaro Lettieri, giorni fa ha chiesto e ottenuto di essere ascoltato dal pm per spiegare la sua versione dei fatti in merito alle ipotesi contestate ed è andato in Procura a parlare con Greta Aloisi.

Per lo storico direttore dello Zooprofilattico, del quale è rimasto al timone ben 22 anni, gli episodi contestati sono tre cene e una decina di biglietti aerei per spostamenti da Roma verso Parigi. Nella capitale francese ha sede l’Oie, l’organizzazione mondiale della sanità animale, e Caporale all’Oie faceva parte del direttivo oltre a presiedere una commissione scientifica. Secondo l’accusa si sarebbe fatto rimborsare quei viaggi nonostante l’Oie prevedesse il pagamento delle spese di viaggio per i suoi componenti. Caporale ha spiegato al pm che si è trattato di un disguido tra lui e gli uffici amministrativi dell’istituto, legato al fatto di essere titolare di alcune tessere di viaggiatore frequente. L’ex dg avrebbe già restituito parte di quei soldi all’istituto. Quanto alle cene, si sono svolte in ristoranti abruzzesi e secondo Caporale avevano precisi scopi istituzionali. Una in particolare vedeva tra gli invitati 24 ristoratori, teramani e non, con i quali lo Zooprofilattico voleva portare avanti un piano di studio legato al settore alimentare. Per la guardia di finanza ovviamente non è così e si tratterebbe di una semplice conviviale che Caporale avrebbe dovuto pagare da solo.

Il pm Aloisi dovrebbe chiudere a breve l’inchiesta, inviando gli avvisi di conclusione ai tre indagati.(red.te)

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