È impossibile distribuire il film sulla storia della città

ROSETO. Ad oltre dieci anni dalla sua prima proiezione non è ancora possibile distribuire “La storia di Roseto”, il film-documentario realizzato dal docente e giornalista rosetano William Di Marco in...
ROSETO. Ad oltre dieci anni dalla sua prima proiezione non è ancora possibile distribuire “La storia di Roseto”, il film-documentario realizzato dal docente e giornalista rosetano William Di Marco in occasione dei 150 anni di storia della Città delle Rose e donato al Comune. Nonostante l’interesse mostrato da residenti, turisti e amministrazioni, non sono mai state totalmente risolte delle problematiche riguardo all’utilizzo di musiche per le quali sarebbe stato obbligatorio pagare i diritti d’autore.
L’opera venne presentata una prima volta al cinema-teatro Odeon nell'aprile del 2010 e riproposta integralmente la scorsa estate. «L’allora sindaco Franco Di Bonaventura», ricorda Di Marco, «pensò di distribuirla alle scuole e a chi ne facesse richiesta. Poi sopraggiunsero ostacoli ed essendo a fine mandato rinunciò al progetto». L’idea venne successivamente ripresa da Maristella Urbini, assessore alla cultura dal 2011 al 2016, con il supporto della funzionaria dell’ufficio cultura del Comune Rosella Iezzoni. I brani che necessitavano di liberatorie erano inizialmente più di dieci, tra cui un paio di Ennio Morricone. «Cominciai a contattare le case musicali», racconta Urbini, «e mi trovai di fronte un mondo nuovo, complesso e in evoluzione. Alcune case erano state assorbite da altre e non si riusciva neppure a sapere a chi avremmo dovuto pagare i diritti». Venne così ipotizzata la sostituzione degli ultimi brani vincolati (che sarebbero stati non più di tre) con altri di libero e gratuito accesso. «Purtroppo però», conferma Di Marco, «le matrici incise, laddove erano fuse musica e immagini, non potevano più essere modificate».
Di Marco e Urbini non si diedero ancora per vinti. «Ricordo che assieme», conclude l’ideatore del film-documentario, «incontrammo ad Atri un importante dirigente della Siae che ci garantì il proprio supporto, ritenendo l’opera di “valenza storica” per il territorio. Poi nel giugno 2016 cambiò l’amministrazione e la cosa finì lì».
Piergiorgio Stacchiotti

