È irregolare ma può stare in Italia «Deve far crescere le due figlie»

Accolta l’istanza di un cittadino cinese con un ordine di espulsione: avrà un permesso di soggiorno I giudici: «Va garantito l’interesse supremo delle minorenni e il diritto all’unità della vita familiare»
TERAMO. Nel Paese delle polemiche mai sopite sullo ius soli e di una questione immigrazione sempre più irrisolta, questa storia racconta altro. Di due ragazzine di 16 e 17 anni nate in Ìtalia da genitori cinesi che dal 2004 vivono a Sant’Omero e di un papà irregolare e con un ordine di espulsione a cui i giudici hanno concesso il permesso di soggiorno temporaneo per, hanno scritto nel decreto, «garantire il superiore interesse dei minori».
Così ha stabilito il tribunale per i minori dell'Aquila che ha accolto l'istanza presentata dall’ avvocato Luca Macci riconoscendo al 55enne il particolare permesso straordinario di due anni previsto dall’articolo 31 del decreto legge 286. Perché i giudici si trovano davanti persone in carne e ossa, non gli stereotipi con cui ragiona la politica. E in una società civile le risposte devono arrivare subito.
Nell’istanza presentata al tribunale l’uomo ha precisato che vive con la moglie che ha un regolare permesso di soggiorno ed è titolare di un’attività commerciale e con le due figlie, nate entrambe in Italia. Lui ha un procedimento penale in corso davanti al tribunale di Teramo perché nel 2020 ha violato un provvedimento della questura a lasciare il territorio italiano proprio perché sprovvisto del permesso di soggiorno. «L’autorizzazione alla permanenza in Italia», si legge nell’istanza, «rappresenterebbe il modo più corretto e razionale per tenere unita la famiglia nel rispetto di un diritto costituzionalmente garantito». Un diritto più volte ribadito e sottolineato da svariati pronunciamenti della Cassazione. Nel 2016 le Sezioni Unite sono nuovamente tornate sull’argomento stabilendo, inoltre, che il giudice di merito, ai fini di autorizzare la temporanea permanenza in Italia del cittadino straniero privo titolo di soggiorno «deve compiere un giudizio prognostico e valutare, in considerazione di tutte le circostanze del caso di specie, se l’allontanamento del familiare possa determinare un qualsiasi danno, purchè effettivo e concreto, al complesso equilibrio psico-fisico dei figli minori».
In questo caso gli accertamenti fatti fare dal tribunale ai servizi sociali hanno stabilito che la coppia è ben integrata nel sistema sociale. «Dalla relazione dei servizi sociali», si legge nel provvedimento (collegio presieduto dal presidente Cecilia Angrisano, «che entrambe le ragazze sono ben inserite in Italia dove hanno sempre vissuto e frequentato la scuola, che l’istante è in Italia dal 1999 ma non è riuscito a regolarizzare la sua posizione, che il legame padre figlie è intenso e che le stesse subirebbero un trauma dalla separazione. Dalle informazioni pervenute dai carabinieri risulta che il richiedente ha una condotta di vita regolare e dunque l’unica sua pendenza penale è relativa proprio alla permanenza illegale sul territorio nazionale». E precisano i giudici: «L’allontanamento dell’istante appare contrario all’interesse delle figlie e alle norme nazionali e comunitarie che garantiscono i diritti fondamentali della persona tra cui quello all’unità della vita familiare». I giudici hanno stabilito che l’uomo può restare in Italia fino al compimento della maggiore età delle ragazze: «Periodo entro il quale si auspica che il ricorrente avrà modo di regolarizzare la sua posizione in sede amministrativa». Perché le norme hanno anche una funzione comunicativa: fanno parte del discorso pubblico su come una società considera se stessa e le proprie relazioni. E nello specchio deformante dell'Italia di oggi è una boccata d'ossigeno vedere come quelle buone funzionino.
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