È malato, corona il sogno di cantare con i Nomadi

11 Agosto 2016

Roseto, ex infermiere con la passione per la musica e grande fan del gruppo ottiene grazie agli amici di esibirsi nel concerto di domani al Borsacchio

ROSETO. «Due sono i sogni che ho inseguito durante la mia vita: formare un mio gruppo musicale e salire sul palco insieme ai Nomadi per cantare un brano insieme a loro». La sua prima aspirazione Maurizio Baroni, infermiere in pensione e cantautore in attività, l’ha già centrata da tempo con la ‘Baron’s band’ insieme alla quale fa serate in vari locali della zona. Il secondo desiderio, quello di cantare con i suoi idoli, lo ha espresso da tempo ma ha dovuto attendere la notte di San Lorenzo del 2016 perché si concretizzasse.

Infatti, l’occasione è giunta con la festa del quartiere Borsacchio: tre giorni di spettacoli che prendono il via questa sera con la ‘Notte della pizzica’ e domani con il concerto dei Nomadi. Così alcuni amici del cantautore rosetano - tra cui il gruppo del bar ‘VerdeVita’, uno dei suoi primi palcoscenici - si sono attivati affinché il desiderio di Maurizio Baroni si realizzasse. «Quando mi hanno spiegato la situazione», dice Francesca Martinelli, una delle organizzatrici «abbiamo immediatamente contattato i manager dei Nomadi per spiegargli la situazione e loro hanno acconsentito a far salire sul palco Baroni per cantare un brano del gruppo rendendo così ancora più speciale una serata già particolare perché dedicata ai festeggiamenti dei 70 anni del leader storico Beppe Carletti».

Infatti, per il concerto al Borsacchio si prevede l’arrivo di fan club da tutta Italia, il che renderà ancora più emozionante l’esibizione di Baroni. La passione di Baroni per i Nomadi risale agli inizi della band, come dimostra la foto sbiadita che porta sempre con sé e che lo ritrae vicino al leader storico Augusto Daolio, scomparso da anni, insieme agli altri componenti del gruppo. Non a caso il primogenito di Baroni si chiama proprio Augusto, in onore del suo idolo. “Maurizio Baroni riesce a cantare nella stessa tonalità di Daolio” svela Luciano Di Giulio, musicologo rosetano «il che rende uniche le sue esibizioni, anche perché il suo timbro vocale è molto simile a quello del leader storico dei Nomadi». Quasi un clone, dunque, la cui smodata passione per Daolio e il suo gruppo è giunta fino agli attuali Nomadi, i quali hanno acconsentito di averlo sul palco.

«Mi sarebbe piaciuto portare con me la mia chitarra», dice l’artista rosetano “ma purtroppo la malattia che mi ha colpito mi provoca un tremolìo che mi impedisce di suonarla, pertanto porterò con me una base e mi accontenterò di cantare accompagnato da quella. Per me è molto più di un sogno che si avvera, perché mi ha reso felice sapere che sono stato nei pensieri di molte persone a Roseto, le quali si sono date da fare affinché un mio desiderio si realizzasse. Questo mi sarebbe già bastato». Ma a volte i sogni possono volare molto più in alto di quanto si possa immaginare.

Federico Centola

©RIPRODUZIONE RISERVATA