«A Durazzo si lavora bene mai tornerei in Italia»

6 Novembre 2014

ALBA ADRIATICA. Il lavoro vola in Albania e dell’Italia, dell’Abruzzo e di questo lembo di provincia teramana - Alba Adriatica - restano il ricordo ed uno spicchio di economia che solo in parte parla...

ALBA ADRIATICA. Il lavoro vola in Albania e dell’Italia, dell’Abruzzo e di questo lembo di provincia teramana - Alba Adriatica - restano il ricordo ed uno spicchio di economia che solo in parte parla italiano. Carmine Cipro è figlio di questa terra, costretto a partire per continuare a fare impresa secondo lo stile della nostra migliore tradizione industriale. Dopo aver lasciato l’Abruzzo, Cipro -amministratore della Manifacture Italiana Sh.p.k (la srl italiana ndc) - da oltre diciassette anni opera nel “Paese delle aquile” nel metalmeccanico, in particolare nell’attività manifatturiera di assemblaggio di serrature e cilindri. Produce per il suo unico committente italiano, il gruppo Cisa Ingersoll-Rand. La Manifacture Italiana Sh.p.k è una società di diritto albanese con capitale interamente italiano. «La scelta dell’Albania è stata per la vicinanza con l’Italia ma anche perché era ed è uno dei Paesi più giovani d`Europa (la Manifactura Italiana impiega manodopera in maggioranza giovanile)», spiega Cipro. «Qui tutti parlano italiano e tutti vogliono diventare italiani. Scelsi Durazzo per il doppio vantaggio logistico di vicinanza al porto e all'aeroporto, oltre al fatto che costituisce un serbatoio di manodopera femminile piuttosto motivata. L`Albania permette di fornire un rapido servizio ai clienti, peraltro a costo contenuto. Il prezzo della manodopera in Italia è insostenibile, il rapporto è 1 a 9. Cisa esporta in Albania i componenti da assemblare, quindi conserva il know how in Italia, senza impoverire il nostro Paese».

Mentre l’Abruzzo s’inginocchia al capezzale del façon perduto e dell’industria defunta, in Albania Carmine Cipro dà occupazione a 350 lavoratori, di cui il 90% è rosa, produce in locali di proprietà pari a circa 6.000 mq realizzati grazie al contributo di Banca Intesa San Paolo, «che ci ha affiancati dal primo giorno», dice Cipro. «Inoltre il processo produttivo è certificato dall’ente francese Cnpp Entreprise - Department Mechanical, il rapporto con i dipendenti è improntato ad un reciproco rispetto. Abbiamo messo a disposizione un asilo nido adiacente all’azienda, pullman per raggiungere lo stabilimento produttivo, medico aziendale per i controlli settimanali, un sevizio analisi cliniche, un servizio per esami mammografici di prevenzione al tumore al seno. Inoltre, un servizio di analisi specifico per donne incinte o fisicamente bisognose, in collaborazione con l’Istituto Dermatologico Italiano». E di tornare in Italia? «Certamente che tornerei a produrre, ma per ora mancano le condizioni. Oggi non è possibile investire in Italia, economicamente ed industrialmente avanzata dove però il costo produttivo è oneroso. Gli albanesi vengono in Italia in quanto il tasso di disoccupazione qui è molto alto e la remunerazione rende difficile programmare un futuro. Poi l'Albania è in via di sviluppo quindi è impensabile che si possa essere economicamente e socialmente come in Italia», conclude l’imprenditore Carmine Cipro.

Alex De Palo

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