A riposo in anticipo, pochi possono farlo

Boeri spinge per la flessibilità. Oggi alternative all’assegno di vecchiaia solo per i lavoratori precoci
PESCARA. La ricetta dell’Inps per l’uscita flessibile dal lavoro è già nero su bianco dal giugno del 2015: anticipare l'uscita fino a tre anni con una penalizzazione del 3% l’anno, fino dunque al 9% complessivo, purché si abbia diritto a un assegno pari a circa 1.500 euro al mese. Lo ha ricordato in questi giorni il numero uno dell'Istituto Tito Boeri, confermando che bisogna iniziare a pensare già da ora all'intervento. Soprattutto, ha tenuto a precisare, agire subito vuol dire «non farlo tra tre anni» quando «non avrebbe più gli effetti desiderati». Boeri guarda in particolare alle nuove generazioni, evidenziando come i «blocchi» della riforma Fornero hanno «penalizzato molto le assunzioni dei giovani». L’Inps lo ha verificato monitorando due campioni di imprese: il primo con lavoratori bloccati dalla riforma Fornero, il secondo no. Ebbene, ha detto Boeri, nelle imprese del primo campione non c’era spazio per assumere, nonostante la disoccupazione giovanile al 40%. La proposta lascia dubbioso il governo, soprattutto perché c’è da convincere l’Europa che una manovra apparentemente costosa può portare benefici ai conti pubblici nel medio-lungo periodo. Infatti, ha spiegato il presidente dell’Inps, è vero che all’inizio si pagano più pensioni, ma dopo qualche tempo si recupera perché gli assegni sono più bassi.
Oggi non ci sono molte occasioni per anticipare l’uscita dal lavoro. Fino al 31 dicembre 2007 si accedeva alla pensione di anzianità con 57 anni di età e 35 anni di contributi. Nel 2008, bocciato lo “scalone” che prevedeva l’età minima a 60 anni, furono introdotte le quote. Nel 2011 si accedeva alla pensione con quota 96: 60 anni di età e almeno 35 anni di contributi più il resto che serviva a raggiungere la quota. Nel 2010 è stata introdotta la finestra mobile: dalla data di raggiungimento dei requisiti si arrivava alla pensione dopo 12/18 mesi. Con la Fornero la pensione di anzianità è stata accantonata e si parla solo di pensione anticipata, che però è diventata un miraggio per chi ha cominciato a lavorare da poco. Indipendentemente dall’età anagrafica per il triennio 2016/2018 sono richiesti 41 anni e 10 mesi per le lavoratrici e 42 anni e 10 mesi per i lavoratori.

