A Roma diecimila agricoltori presentano 12 marchi d’Abruzzo

6 Ottobre 2018

Dalle lenticchie di Santo Stefano e dal pecorino di Farindola all’aglio rosso di Sulmona e agli arrosticini Al Circo Massimo la grande manifestazione di Coldiretti in cui la nostra regione diventa protagonista

ROMA. Sono almeno dodici i prodotti abruzzesi da valorizzare, tutelare o salvare dall’estinzione. Dodici “sigilli”, per usare il nome scelto da Coldiretti che ieri a Roma ha inaugurato il Villaggio contadino al Circo Massimo, aperto fino a domani con uno scopo semplice: portare la campagna in città. Circa diecimila gli agricoltori abruzzesi previsti in tre giorni per rappresentare le campagne di provenienza insieme ai “colleghi” di tutta Italia. Così, tra aziende in vendita diretta, laboratori didattici, tutor della spesa e tantissimi curiosi che hanno preso d’assalto il cuore della capitale, in un brulicare inverosimile di persone, anche l’Abruzzo ha avuto la sua parte. Sul tappeto erboso del Circo Massimo i volti delle campagne italiane hanno parlato alla gente del valore dell’agricoltura. Partendo dalle eccellenze da valorizzare perché rischiano di scomparire. Da qui il nome di “sigillo” - quasi ad indicare un patto, un valore che va tutelato e valorizzato – che in Abruzzo chiama in causa dodici eccellenze agroalimentari: aglio Rosso di Sulmona, Fagiolo Tondino del Tavo, Gallina Nera di Atri, Grano Solina, Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, Oliva Intosso, Patata Turchesa, Peperone Rosso di Altino, Pollo di Truentum, Pomodoro a Pera d’Abruzzo (il cui recupero è iniziato intorno agli anni settanta), Tartufo nero d’Abruzzo e il prelibato Pecorino di Farindola i cui produttori sono stati ulteriormente penalizzati dal sisma del 2017. «I sigilli sono prodotti rari che posseggono caratteristiche assolutamente preziose che il mondo contadino ha sapientemente custodito contro l’omologazione e la banalizzazione dell’agricoltura», dice il direttore di Coldiretti Abruzzo Giulio Federici, «un’importante biodiversità che va tutelata per permettere alle imprese agricole di distinguersi in termini di qualità delle produzioni e affrontare così il mercato globalizzato creando sistemi economici locali attorno al valore del cibo». Un modo per dire anche che tutelando la biodiversità si creano filiere ecosostenibili, efficienti e competitive, come il caso del recupero dell’antico grano Senatore Cappelli, che «nell’ultima campagna ha quintuplicato le superfici coltivate trainato dal crescente interesse per la pasta 100% italiana e di qualità». Nella immensa cornice del circo romano in cui sarebbe avvenuto il ratto delle Sabine, l’Abruzzo ha portato arrosticini e pesce dell’Adriatico al cartoccio, macedonia di uva, ma anche il gruppo degli agrichef che hanno preparato gnocchi al sugo di castrato abruzzese e tantissime aziende in vendita diretta. Sui banconi stracolmi di prodotti tipici, olio extravergine, tartufo nero, lenticchie, formaggi e salumi, cereali, dolci e biscotti con farina di grani antichi recuperati dagli agricoltori custodi. Un po’ di Abruzzo anche nell’area Enoteca con le degustazioni del Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo e nel Villaggio delle Idee, al quale hanno partecipato decine di giovani abruzzesi under 30 per confrontarsi sui temi della biodiversità e della omologazione del cibo. E per finire, lo spazio riservato all’Abruzzo nell’Agriasilo del Villaggio, con laboratori rivolti alle numerose scuole che sono arrivate da tutta Italia per una gita fuori porta nella più grande fattoria in città mai vista nella Capitale.