Abruzzesi a tavola: più carne, meno pesce

La crisi misurata con il trend degli acquisti alimentari: la nostra regione ha ancora un segno meno, la ripresa è più lenta
PESCARA. Scoprire che in Abruzzo si acquista nettamente più carne rispetto al resto d’Italia e che, al contrario, il pesce fa segnare un meno 3,9%, in controtendenza con il più 1,3% nazionale, non significa che la nostra economia sia in crescita, che la regione sia fuori dalla crisi e che gli abruzzesi si sentano più vicini agli opulenti consumatori del Nord Italia. No, siamo ancora nel Sud, parsimoniosi se non poveri, insieme con il Molise, la Basilicata e la Calabria. E la bocciatura questa volta non arriva dall’Istat ma dalla tavola, quella imbandita ogni giorno dopo aver fatto la spesa. I consumi che cambiano e il loro attento studio diventano anche un’eccezionale cartina al tornasole per capire lo stato di salute dell’Abruzzo. Si è detto anche questo, ieri mattina, durante il workshop organizzato dal Centro, Rete8 e Conad, nel nuovo negozio con questo marchio che ha sede in via del Circuito a Pescara. Tre gli ospiti: il direttore generale Conad, Antonio Di Ferdinando, l’economista Pino Mauro e l’esperto di marketing, Antonio Farchione, che ha spaziato con il suo intervento nelle nuove tecniche di psicologia della vendita che si riassumono in una parola: neuromarketing, capace di far innamorare di un prodotto attraverso forti emozioni.
Cambiano i consumi e il modo di fare mercato. Ma l’Abruzzo ha il passo della lumaca. Lo dimostrano i dati statistici-economici mostrati da Di Ferdinando e spiegati dal professor Mauro, che danno alla nostra regione un trend di meno 1,11 del fatturato delle vendite nella settimana più calda dell’anno, che va dal 25 al 31 dicembre, contro il dato del nord Italia che sfiora il più 2 per cento. La crisi c’è ancora e induce le famiglie ad essere più selettive, spiega l’economista. A comprare di meno ma a puntare comunque sulla qualità dei prodotti, ha aggiunto il manager Conad. Addio carrelli strapieni e ipermercati ridondanti di scaffali e roba. I nuovi negozi sembrano mercatini di città dove tutto è a portata d’occhio e di mano e si abbatte anche l’ansia d’acquisto.
La crisi cambia gli stili di vita. E’ così, in linea generale, ma l’Abruzzo fa discorso a sé.
I dati forniti a Conad dalla multinazionale Nielsen, che calcola i consumi attraverso le letture dei codici a barre, ci dicono che nella nostra regione si fanno meno colazioni la mattina, si beve l’aperitivo più a casa che fuori, si consumano più piatti unici, panino o pizza, si cucinano meno piatti freschi nelle mura domestiche. E ci si nutre guardando orde di chef in tv. Che ieri hanno spinto lo psicologo del marketing a evocare il neologismo voyeurismo gastronomico.

