Abruzzo colto di sorpresa dai menù anti-allergie

27 Novembre 2014

Interessa 11mila ristoranti l’obbligo di segnalare gli ingredienti a rischio Cioni (Confcommercio): «Siamo d’accordo, ma aspettiamo direttive»

PESCARA. In nome della salute dei clienti e di quella larga fetta di intolleranti (il 4 per cento della popolazione abruzzese), allergici alimentari (l’1 per cento) o celiaci (tra il 3 e il 4 per cento) anche gli chef stellati dovranno dire addio agli ingredienti segreti dei loro piatti. Un regolamento comunitario del 2011, recepito in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, Italia compresa, prevede l’obbligo dal 13 dicembre di rifare tutti i menù di ristoranti, pizzerie, bar, mense e gelaterie all’insegna della trasparenza dei componenti alimentari.

Ma alla vigilia dall’incontro a Roma tra le associazioni di categoria e i rappresentanti dei ministeri dello Sviluppo economico e della Salute, l’Abruzzo risulta ancora impreparato a reggere l’urto di una normativa che rischia di trasformarsi in un boomerang per i piccoli esercizi commerciali già gravati dalla crisi dei consumi e dall’aumento della tassazione.

In base a quanto previsto dalla nuova legge, ogni proposta culinaria, che sia preconfezionata o preparata al momento, dovrà essere accompagnata da un foglietto illustrativo per segnalare la presenza di eventuali principi nutrienti fonte di allergia come il glutine, il lattosio e così via. In alternativa gli alimenti a rischio dovranno essere presentati al momento delle ordinazioni da un “addetto agli allergeni”.

L’obiettivo è garantire la trasparenza ai consumatori e a quegli 8 milioni di allergici alimentari in Italia. Si cerca, per quanto possibile, di salvaguardare la salute di chi consuma cibo fuori casa, mettendo a conoscenza i clienti della presenza o meno degli allergeni e di tutte quelle sostanze responsabili delle intolleranze alimentari. Accanto alla chitarrina abruzzese, alla pecora alla callara, alle scrippelle o alle virtù teramane, bisognerà segnalare la presenza nei piatti di cereali contenenti glutine, uova, pesce, crostacei, arachidi, soia, latte e lattosio, frutta a guscio (mandorle, nocciole, noci, pistacchi), sedano, senape, semi di sesamo, anidride solforosa e solfiti se superiori a determinate concentrazioni, lupini o molluschi.

«A tre anni dalla pubblicazione del regolamento europeo», spiega Ezio Ardizzi, presidente Confcommercio Pescara, «c’è grossa incertezza sulle indicazioni da fornire sui menù e sui prodotti da asporto e sull’entità delle sanzioni in caso di inadempienza. Secondo alcune categorie, come la Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe) o Federalberghi, si tratta di una legge inapplicabile visto che riguarda circa 100mila ristoranti italiani. Per cercare di vederci chiaro organizzeremo tra il 9 e il 10 dicembre un convegno o una tavola rotonda a Pescara in cui dibatteremo sulla tematica e cercheremo di informare i nostri iscritti».

In base alle stime di Celso Cioni, direttore di Confcommercio Abruzzo, il regolamento dovrà essere applicato alle 10.728 attività tra servizi alberghieri e ristorazione e agli altri 8mila pubblici esercizi che effettuano qualsiasi tipo di fornitura alimentare: dalle botteghe alle pizzerie al taglio, senza tralasciare self service, bar, gastronomie, mense o gelaterie. «Abbiamo predisposto un pacchetto software da distribuire ai titolari degli esercizi per agevolare l’applicazione della normativa», rimarca Cioni, «in linea teorica siamo d’accordo, ma aspettiamo direttive dal governo prima di rendere operativo il tutto. A livello centrale devono obbligatoriamente fornirci una bussola per regolarci nella maniera migliore e per definire i campi di applicazione, altrimenti non sapremmo come fare e potremmo anche chiedere una proroga del provvedimento».

Domani, nella sede di Confcommercio, a Roma, si terrà una riunione con tutti i responsabili locali delle associazioni di categoria e i delegati del Ministero che sono chiamati ad indicare i decreti applicativi della nuova legge.

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