Abruzzo freddo sulle donazioni di organi

8 Ottobre 2014

Il no è al 40% malgrado le realtà operative negli ospedali. E la Regione fa partire la campagna di sensibilizzazione

PESCARA. Irrorare il cuore e la sensibilità di chi ha la consapevolezza che donare vuol dire dare un senso di compiutezza alla propria esistenza con il dono più bello che si possa fare: la vita. Parte da qui il messaggio che di qui a poco raggiungerà le famiglie abruzzesi sulle donazioni di organi. Perché secondo le indagini più recenti quattro famiglie su dieci dice no alla donazione a fronte di una media nazionale che si attesta attorno al 30%. Dieci punti di percentuale in più che tradiscono l’immagine dell’Abruzzo-generoso, solidale, altruista. Ma che in realtà sono riconducibili, sempre secondo i sondaggi, alla scarsa conoscenza della problematica e dei propri diritti. Non a caso parte di quel 40% è rappresentata dall'impossibilità di dare il consenso riguardo un tema su cui, la persona scomparsa, non ha lasciato chiare disposizioni, finendo così per gravare sui familiari in un momento così difficile come quello del lutto.

È a loro, ma soprattutto alla coscienza dei singoli individui, che si rivolge la nuova campagna che la Regione avvierà nei prossimi giorni in collaborazione con le Asl.

A fronte di una presa di coscienza che in parte manca ancora, c'è tuttavia anche una bella realtà che racconta di 36 trapianti di reni, 16 di fegato, 5 di cuore e 2 di polmone effettuati in Abruzzo e Molise da gennaio a settembre di quest’anno. Al 31 agosto 2014 sono invece state 66 le cornee prelevate, 86 i donatori di epifisi femorali e 72 quelli di epifisi bancate. Due donazioni, queste ultime, che possono essere fatte in vita e che riguardano, sostanzialmente, la possibilità di donare segmenti ossei.

«Donare», è il messaggio della nuova campagna dell’Agenzia sanitaria regionale (Asr), «vuol dire in qualche modo estendere il concetto di vita stessa». Ragionamento, questo, che vale anche per la donazione del midollo osseo che in Abruzzo è attiva a Pescara grazie all'Unità di terapia intensiva ematologica per il trapianto. Un gesto d'amore spesso per i più piccoli affetti da gravi malattie ematopoietiche che non hanno una cura alternativa e le cui speranze di sopravvivenza sono legate all'esistenza di un elevato numero di persone disposte a dare il loro piccolo, grandissimo, contributo.

Un gesto importante che riguarda anche la possibilità di donare cellule staminali ematopoietiche per il quale esiste il registro donatori presso il Centro di immunoematologia e tipizzazione tissutale dell'Aquila, città in prima linea per i trapianti di reni con 26 dei 36 casi fino ad oggi registrati (ospedale San Salvatore Centro Trapianti d'organo). All’Aquila ha tra l’altro sede anche la Banca degli occhi che, in qualità di Centro di riferimento regionale, si occupa anche della distribuzione della membrana amniotica, ottenuta dalla placenta delle donatrici e utilizzata nella terapia medica e chirurgica da oculisti e dermatologi.

Depliant e materiale informativo negli studi medici, affissioni e spot televisivi spiegheranno come spesso è proprio la vita a dare la vita, come dimostrato dalla donazione della membrana amniotica e da quella del sangue cordonale. «La donazione del sangue in generale, sia essa cordonale o meno», sottolineano alla Asr, «rappresenta un atto di sensibilità nei confronti degli altri e di sé stessi. Donarlo può significare la salvezza per i bambini malati di leucemia o per coloro che, a seguito di un incidente in ospedale, arrivano in fin di vita». Così l’Abruzzo può continui a distinguersi per la generosità.(cr.re.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA