Abruzzo in picchiata, opposizioni all'attacco

Secondo i dati di Cresa, Istat e ministero del Lavoro raccolti dal Movimento, la regione è maglia nera in Italia su lavoro, reddito, tasse, sanità e qualità della vita. Forza Italia rincara la dose e chiede all'esecutivo D'Alfonso di abbassare immediatamente le tasse. In serata la replica di Lolli: "Stiamo operando affinchè la ripresa si traduca in occupazione stabile, soprattutto per i giovani"
PESCARA. Abruzzo maglia nera tra le regioni italiane per quanto riguarda lavoro, reddito, tasse, sanità e qualità del lavoro. A dirlo sono i numeri che il Movimento 5 Stelle Abruzzo ha raccolto attraverso gli studi del Cresa, dell'Istat e del ministero del Lavoro e ha diffuso sul web accusando del flop la giunta di Luciano D'Alfonso e le politiche regionali del Pd. "Numeri", spiega in un comunicato stampa diffuso questa mattina il Movimento 5 Stelle Abruzzo "che evidenziano un vero e proprio bollettino di guerra per la regione “facile e veloce” che era stata promessa in campagna elettorale dal Presidente D'Alfonso; numeri che parlano inequivocabilmente di una regione più povera, più lenta e soprattutto che paga più tasse ed ha meno servizi". Come spiega la nota, a rilevare questa drammatica verità "sono gli studi del Cresa, dell'Istat e del ministero del Lavoro che srotolano numeri negativi, aridi testimoni, di una mala gestione regionale che, al di là degli annunci sulla stampa, racconta chiaramente quello che è successo ad un anno e mezzo dall’insediamento di questa maggioranza di Governo: un #flopdalfonso", spiegano i pentastellati che hanno creato un hastag appositamente per parlare del mancato sviluppo in Abruzzo. Ecco in cinque punti i problemi rimarcati dal Movimento.
LAVORO
Se mettiamo a confronto i dati sull’occupazione, vediamo che, mentre in Italia la situazione si muove in favore dell’occupazione, in Abruzzo facciamo un passo indietro segnando il -5,4 % mettendo a confronto IV Trimestre 2015 su IV trimestre 2014. Così la Regione Abruzzo si classifica penultima in Italia per assunzioni e per occupazione. Mentre in Italia il numero di occupati sale dell’1%, in Abruzzo sotto l’amministrazione D’Alfonso raggiungiamo un -2%.
REDDITO, IMPRESE E CREDITO
Scende anche il reddito procapite nel 2015 che in Italia segna un -0,4% ma in Abruzzo addirittura arriva ad un - 1,6%. Clamoroso anche il calo delle Imprese attive sul territorio siamo a un -1,3 in Abruzzo, che spicca sul -0,3 Italiano. Imprese con presenza giovani fra amministratori, costi e quota capitale >50% nel 2014 di D’Alfonso segna un ulteriore -3,6%. Non è una Regione per giovani, e non c’è garanzia che tenga. Scende anche il credito alle imprese artigiane, che segna un -8%. Ultima in Italia.
TASSE E DEBITI
In Abruzzo i segni positivi si trovano esclusivamente sull’aumento delle tasse: la Revoca sulla riduzione delle addizionali regionali e la mancata reintroduzione del provvedimento segnano un più +30%. Per quanto riguarda invece la spesa pubblica abbiamo un aumento di disponibilità ed indebitamento. Infatti, dal 2016 la Regione potrà disporre di ulteriori 53 milioni grazie al termine di una prima parte di debiti sulla sanità e ulteriori 40 milioni per maggiori entrate da mancata riduzione delle tasse. Quest'ultimo, fa di fatti segnare un tassello nero rispetto alla diminuzione del cuneo fiscale, dimostrando una regione poco attenta agli incentivi alle imprese e alle politiche del lavoro. Preoccupante, infine, l'ulteriore indebitamento di +100 milioni di euro approvato con la “Legge Pietrucci” poche settimane fa. Numeri, che se messi insieme, fra maggiori disponibilità e maggior indebitamento, permetterebbero l'attuazione di importanti misure di rilancio che non sono assolutamente rinvenibili del Defr.
SANITA'
Sulla sanità crescono anche le soglie di budget per le cliniche private che segnano un +8 milioni annui; di contro, i cittadini perdono 4 Punti Nascita (Penne, Atri, Ortona, Sulmona) limitando, di fatto, la qualità e la sicurezza alle cure per madri e nascituri.
QUALITA’ DELLA VITA
Il #flopdalfonso si ripercuote anche sulle città della Regione in cui, secondo il 24 ore, si vive male, molto male, rispetto alle altre città italiane. Su un campione di 104 città Pescara, dove il Presidente ha fatto il sindaco e che ancora oggi sta pagando pesanti debiti fuori bilancio, risulta all’80esimo posto, segue L’Aquila al 77esimo, poi Chieti al 74esimo ed infine la “migliore” delle peggiori è Teramo con un 71esimo posto.
Clicca qui per vedere il video con le slide sul Rapporto Abruzzo del Movimento 5 Stelle.
FORZA ITALIA. A rincarare la dose è Forza Italia, che chiede all'esecutivo D'Alfonso di “incidere immediatamente, con vere risorse attraverso azioni precise, sull’economia regionale con la riduzione delle tasse, l’alleggerimento del carico fiscale e convincere le imprese ad investire in Abruzzo così che le famiglie ritrovano la tranquillità di tornare a consumare e sostenere la domanda interna”. Questa la proposta del presidente della Commissione vigilanza e Consigliere regionale Mauro Febbo dopo aver letto i dati Istat sull’occupazione in Abruzzo. "Infatti – spiega Febbo – sono molto preoccupato poiché nel terzo trimestre 2015, in Abruzzo, gli occupati sono 467 mila contro i 471 del terzo trimestre 2014 per cui si registrano 4 mila occupati in meno ed un decremento dello 0,8% a fronte di un incremento nazionale dell’1,1% . Invece nel quarto trimestre 2014 gli occupati erano 502 mila mentre nel terzo trimestre 2015 scendono a 467 mila subendo una flessione di ben 35 mila unità. In valore percentuale, l’Abruzzo, ha subito un decremento degli occupati del 6,9% in controtendenza con l’incremento nazionale che si è attestato all’ 1,2%. Il decremento degli occupati in Abruzzo del 6,9% è stato il peggiore risultato tra le regioni italiane. Inoltre, sempre i dati Istat rilevano come, sempre nei primi nove mesi 2015, l’export dei prodotti diversi dai mezzi di trasporto ha segnato una flessione dell’1,4%, valore in controtendenza con il dato nazionale che invece è cresciuto del 2,9%; il numero delle imprese artigiane diminuisce di 700 unità dopo averne perse 3.500 negli anni dal 2008 al 2014; il Pil in Abruzzo per l’anno 2014 ha subito un decremento del 2,5%, (dati Istat) e che pone la regione all’ultimo posto della graduatoria nazionale. I dati esposti – sottolinea Febbo - confermano lo stato di grave crisi in cui si versa l’economia abruzzese ed evidenziano un sistema produttivo locale molto fragile. Numeri che devono far riflettere la comunità politica di chi oggi è al Governo regionale poiché la precedente legislatura aveva invertito la tendenza ed in cinque anni abbiamo centrato l’obiettivo storico di portare i conti della sanità in avanzo, riducendo il debito pubblico del 25 per cento - circa un miliardo di euro - tagliando di un terzo la spesa pubblica, diminuendo le tasse e conducendo una vera e propria crociata contro gli sprechi e i privilegi della politica”.
“In questi giorni durante i lavori in Commissione Bilancio – spiega il capogruppo alla regione di Forza Italia Lorenzo Sospiri - abbiamo insistito, ma senza risultato, di visionare Bilancio regionale al fine di capire quali azioni il Governo di centrosinistra intenda mettere in campo per rilanciare l’economia, gli investimenti e soprattutto l’occupazione. Ma questo non ci è stato concesso visto che il documento era segregato e blindato e non siamo riusciti a presentare i nostri emendamenti migliorativi per rilanciare l’economia e l’occupazione. Il quadro si presenta ancora più grave e complicato dopo aver ascoltato, sempre in Commissione, l’audizione dell’assessore Silvio Paolucci che ha svelato come l’Abruzzo, per ripianare i debiti della sanità, non usufruirà della possibilità di spalmare il debito in 10 anni, come previsto nella Legge di Stabilità per tutte le Regioni italiane, ma bensì in 7 anni. Questa scellerata decisione comporterà per gli abruzzesi pesanti tagli sul bilancio regionale, per la precisione 30 milioni di euro all’anno, andando ad incidere su servizi essenziali per i cittadini. Adesso si capisce anche il nervosismo registrato da parte della maggioranza in questi giorni durante i lavori della Commissione bilancio fortemente in difficoltà poiché è palese l’incertezza nella formazione dei vari capitoli del bilancio regionale”.
Per Sospiri è necessario un'immediata inversione di rotta, mentre Febbo ha annunciato che "continuerà a lavorare in Consiglio regionale per chiedere con forza e determinazione una politica economica attiva che punti a investire importanti risorse tese a far cambiare passo al sistema produttivo abruzzese, e per fare ciò si deve migliorare la competitività delle imprese (in particolare delle micro-imprese) e, soprattutto, attraverso sgravi fiscali, abbattimento delle tasse e agevolazioni per incrementare le assunzioni”.
LA REPLICA DI LOLLI. In serata la risposta della Regione a firma del vice presidente Giovanni Lolli. "I dati relativi all’Abruzzo pubblicati dall’Istat con la nota di novembre sui Conti economici territoriali devono sicuramente essere fonte di preoccupazione e di premura. E’ bene però precisare e ricordare, anche ai solerti oppositori che vogliono dare lezioni di politica economica, che sono dati che riguardano l’andamento del Prodotto interno lordo tra il 2013 ed il 2014, mentre la nuova Giunta regionale è entrata in campo nel luglio 2014. Da allora la Giunta D’Alfonso sta operando per rimuovere le cause che hanno determinato negli ultimi 15 anni una decrescita dell’Abruzzo che è stata tra le più negative in Italia. Per questa ragione, la Giunta regionale ha messo in campo iniziative fondamentali che puntano a recuperare il divario con altre regioni. Il Masterplan che presto sarà siglato con il Governo solleciterà l’attivazione di circa 900 milioni di euro di risorse e andrà esattamente in questa direzione, così come vanno in questa direzione lo sblocco della Fondovalle Sangro e le risorse stanziate per la banda larga ed ultralarga: con 61.150.000 di euro, infatti, sono stati programmati e già avviati interventi che garantiranno più velocità alla rete internet per cittadini e imprese nelle aree svantaggiate della regione e delle “Città distretto”. In più, sarà sottoscritto a breve l’accordo con il Mise, equivalente a 140 milioni di euro destinati a completare i collegamenti in 45 Comuni ammissibili al finanziamento con la banda larga ultra veloce. A tali risorse stanziate vanno aggiunti i 133 milioni per le regioni in transizione, i 142 del Fse, i 570 milioni dell’edilizia sanitaria, i 470 milioni del Psr, i 240 milioni del Por-Fesr. La strategia messa in campo dalla Giunta regionale va nella direzione necessaria per rendere l’Abruzzo protagonista della ripresa. I segnali non mancano: i dati Cresa sul sistema manifatturiero abruzzese relativi al secondo trimestre 2015 parlano di un aumento della produzione del 3,4%, del fatturato del 4,1% e di quello estero del 3,5% con un particolare dinamismo del settore automotive, che lascia ben sperare. Questa tendenza si evidenzia nella riduzione del tasso di disoccupazione dal 12,6% all’11,5% tra il terzo trimestre 2014 ed il terzo trimestre 2015. I dati dell’Abruzzo sono chiaramente migliori rispetto alla media delle “Regioni in transizione” di cui siamo parte: il tasso di occupazione dell’Abruzzo è al 53,3% a fronte del 50,7%; il tasso di disoccupazione è all’11,5% a fronte del 15,8%. Stiamo operando affinché la ripresa si traduca nella possibilità di dare occupazione stabile soprattutto ai tanti giovani che cercano lavoro: attraverso il programma Garanzia Giovani c’è stata una riduzione quasi del 50% dei ragazzi che non erano occupati né studiavano, con l’inserimento in azienda di oltre 26mila persone sui 49mila “neet”.
Che la crisi in Abruzzo in questi anni sia stata più pesante a causa anche del terremoto aquilano, e dunque la ripresa economica ed occupazionale sia più difficoltosa, è un fatto noto. Invece di fare polemiche, sarebbe utile concentrarsi sulle proposte e sugli strumenti. Dedicandomi a questo impegno in maniera diuturna da un anno e mezzo, posso riscontrare che i segnali di ripresa ci sono e riguardano fondamentalmente le medie e grandi aziende della nostra regione. Permane una difficoltà più seria per il sistema delle piccole e medie imprese, che fanno più fatica. Rispetto a questa realtà", conclude Lolli "diventa decisivo il tema dell’accesso al credito, su cui dovremo concentrare nei prossimi mesi i nostri sforzi”.

