Abruzzo senza borse di studio La Regione finisce sott’accusa

Lettera di denuncia dei neo laureati in medicina esclusi dalle scuole di specializzazione «Solo da noi e in Sicilia non c’è alcun contributo regionale per formare i professionisti»
L'AQUILA. «Un medico in meno formato oggi equivale alla lista d’attesa per un esame che si allunga domani per tutti noi. È un problema nostro, è un problema vostro, è un problema di tutta la popolazione». L'appello «ai nostri politici locali affinché nel futuro i giovani medici abruzzesi non siano più dei cittadini di serie B» arriva dal gruppo dei Giovani medici abruzzesi senza borse regionali, cioè un gruppo di neolaureati che ha scelto la professione del medico e che vede chiudersi in faccia la possibilità di professionalizzarsi in Abruzzo, Regione tra le pochissime in Italia che non finanzia le borse di studio per le specializzazioni mediche.
Ma non c'è soltanto il destino professionale di tanti giovani dietro la lettera del gruppo di neo medici inviata al Centro, bensì anche la preoccupazione per le conseguenze negative che la mancata copertura delle borse di studio destinate alla specializzazione medica potrebbe avere sulla collettività.
Il Miur ha pubblicato proprio lunedì scorso il decreto per le specializzazioni mediche per il 2019, attesissimo dai giovani aspiranti medici perché stabilisce il numero di contratti messi a disposizione e la loro suddivisione per specialità e per città. Per ciascuna specializzazione sono previste alcune borse di studio coperte dallo Stato con il contributo anche delle Regioni. Rispetto allo scorso anno i contratti di formazione medica specialistica per il 2018-2019 sono aumentati (8.776). Circa 8mila sono finanziati con risorse statali, 612 con fondi regionali (a fronte dei 640 dello scorso anno accademico), 164 con risorse di altri enti. Tutte le Regioni contribuiscono con propri fondi a coprire alcune borse di studio, eccetto l'Abruzzo e la Sicilia. In pratica, negli atenei di queste due regioni possono formarsi meno specialisti che nel resto d'Italia: meno cardiologi, pediatri, anestesisti eccetera. E così il gruppo dei Giovani medici senza borse di studio si rivolge direttamente ai legislatori, a coloro che siedono fra i banchi del Consiglio regionale e che dovrebbero avere la lungimiranza e la consapevolezza organizzativa di certi investimenti.
«Tutte le Regioni finanziano perché stanno capendo quanto la carenza di medici specialisti metta in ginocchio la sanità pubblica», scrivono i mancati borsisti, «ma gli specialisti si formano grazie alle borse di specializzazione post-laurea; dobbiamo forse dedurre che in Abruzzo non ci sia carenza di specialisti come nel resto d’Italia? Oppure che in Abruzzo non ci siano lunghe liste d’attesa per prenotare un esame diagnostico o una visita specialistica cardiologica, ortopedica o dermatologica?».
Domande retoriche, perché gli utenti abruzzesi vivono sulla loro pelle la situazione d'inefficienza in alcuni contesti ospedalieri abruzzesi. La responsabilità è in molta parte politica. Che siano i «nostri politici locali», dunque, a fare in modo che «nel futuro i giovani medici abruzzesi non siano più dei cittadini di serie B, la politica regionale dimostri di avere a cuore l’efficienza della sanità regionale e la salute dei suoi cittadini», concludono i giovani medici.

