Addio Gorgoni, il fotografo della storia

Da Bomba a New York, sue le immagini diventate famose di Castro, Arafat, il Papa, Cicciolina e tanti altri. Aveva 77 anni
BOMBA. Ha fotografato buona parte dell'arte del secondo Novecento. Da Giorgio De Chirico ad Andy Warhol, di cui era grande amico. Suoi i celebri scatti di Jimi Hendrix, immagine che fece il giro del mondo, papa Paolo VI, Fidel Castro, Yasser Arafat. O la foto che ritrae Jeff Koons mentre cinge la vita della moglie, la pornostar Cicciolina. Ma l'immagine più celebre è, forse, quella della Spiral Jetty di Robert Smithson, simbolo del movimento della Land art. Gianfranco Gorgoni, fotografo di origini abruzzesi tra i più celebri al mondo, si è spento a New York all'età di 77 anni. Un legame mai sopito, quello con la terra d'origine: nel 2000 acquista un vecchio casolare a Bomba, paese in provincia di Chieti, che ha dato i natali ai suoi genitori e dove aveva trascorso l'infanzia. Da questo momento, si divide tra New York e l'Abruzzo, che diventa il rifugio sicuro, il luogo del cuore e delle tradizioni.
«Una vita per la fotografia la sua», ricorda lo storico dell'arte Alberto Dambruoso. Qualche tempo fa, il collega Claudio Carella, direttore della rivista abruzzese "Vario", gli aveva dedicato un approfondiamento speciale, a cura di Bruno Corà “Gianfranco Gorgoni: tornare a Bomba". Un modo per raccontare la vita e l'estro di un maestro della fotografia dal cuore abruzzese.
GENIO DELLA LAND ART. Nato nel 1941 a Roma, Gorgoni trascorre la sua adolescenza a Bomba. È il 1965 quando si avvicina alla fotografia, dopo un primo approccio all'ambiente culturale milanese.
Durante gli anni Sessanta gira l’Europa, per poi entrare a far parte, nel 1976, della Contact Agency, dove inizia la sua carriera come fotoreporter internazionale. Nel suo curriculum figurano collaborazioni con il Times, Life, il New York Times, Newsweek e L'Espresso. Copertine su copertine con scatti catturati nelle aree più a rischio del mondo: Iran, Iraq, Nicaragua, Libano, Pakistan, India, Afghanistan, Isole Faulkland, Giappone e Cina. Si innamora di Cuba, dove torna spesso nel corso della sua vita, e a cui nel 1985 dedica un libro, “Cuba mi amor”, con la prefazione di Gabriel Garcia Marquez e un testo di Fidel Castro. Lo scatto, forse, più celebre è quello della Spiral Jetty di Smithson, che gli valse l'appellativo di fotografo della Land art. Ha immortalato opere e autori come Christo, Walter De Maria, Nancy Holt, Richard Serra, Michael Haizer, Robert Smithson e Ugo Rondinone.
SCATTI E CELEBRITÀ. Ritratti di celebrità, scatti “rubati”, foto d'autore. Sotto l'obiettivo di Gorgoni sono passati alcuni tra i più importanti artisti del Novecento. Ed ecco, allora, una sequenza di foto di Fidel Castro nel 1983, a L'Avana, ritratto mentre si sfiora l'orecchio, appoggia la mano sulle labbra con un gesto pensieroso, alza l'indice in tono autoritario. O Yasser Arafat, nel 1980, in Palestina, mentre solleva in segno di vittoria il turbante che gli copre il capo. E ancora, Paolo VI, durante il congresso eucaristico nazionale, a Pescara, nel 1977.
Dal sacro al profano, con il ritratto di Jeff Koons che cinge la vita dell'allora moglie, Ilona Staller, in arte Cicciolina, di bianco vestita. Sullo sfondo, una gigantografia della pornodiva in abiti succinti, sul set.
TORNARE A BOMBA. Il suo legame con l'Abruzzo, in particolare con Bomba, è suggellato nello speciale della rivista “Vario”, che riporta, tra le altre, una foto scattata proprio a Bomba, nel 1982. Si intitola Graziella e Maya. «L’immagine», scrive il giornalista, Bruno Corà, «ritrae l’anziana antenata e la nipote Maya, unica figlia dell’artista, appoggiate alla ringhiera del piccolo terrazzo della casa, ancora oggi esistente nel cuore del paese. La spontaneità delle due figure, il medesimo sguardo assorto e pensoso rivolto nella stessa direzione, quella del tempo breve della vita ancora da vivere dell’anziana donna e quella del tempo lungo, pieno di desideri, promesse e aspettative dell’infanzia della piccola Maya, rivelano uno dei dati più significativi della fotografia gorgoniana: la valenza antropologica. È con questa attitudine che Gorgoni ha iniziato a guardare il mondo e non ha smesso di farlo dopo più di cinquant’anni di intensa professionalità».

