Adolfo De Cecco: «Nei nostri vitigni cerco l’eleganza»

Il rampollo della dinastia dei grandi pastai di Fara esordisce nel settore del vino, partendo da Ofena
PESCARA. Adolfo De Cecco e il vino. Un nuovo connubio agroalimentare, ma la pasta non c’entra.
Il rampollo della dinastia di Fara San Martino esordisce nel settore enologico acquisendo un’azienda vitivinicola in Abruzzo, il punto di partenza per un ambizioso progetto imprenditoriale destinato a varcare i confini regionali e non solo.
Un investimento a titolo personale che non coinvolge il gruppo pastaio De Cecco o altri membri della nota famiglia di imprenditori e prende il nome di Azienda Agricola Inalto.
Classe 1986, figlio di Giuseppe Adolfo, presidente della Molino Pastificio De Cecco Pescara Spa e già presiedente della Pescara Calcio, Adolfo Maria De Cecco inaugurerà nei prossimi mesi il nuovo centro aziendale, nato ad Ofena, in provincia dell'Aquila, dalla ristrutturazione e trasformazione dei vigneti e della cantina Gentile, nella rinomata zona dell'Alto Tirino, in provincia dell'Aquila.
Ha 31 anni e una grande passione per il vino, come ha preso la decisione di investire in questo settore?
«In seguito alla passione di cui parla. Ho sempre amato molto i grandi vini francesi e italiani.
E poi non si può gustare al meglio un buon piatto di pasta senza un buon calice di vino!»
Tra i vini italiani contempla anche gli abruzzesi ovviamente...
«Paradossalmente ho scoperto solo in un secondo momento le etichette della nostra regione ed oggi ne apprezzo molto in particolare alcune, ma in realtà prima non bevevo Montepulciano d'Abruzzo».
Però ha deciso di investire proprio su questo vitigno, perché?
«Inizialmente in realtà, qualche anno fa, ho pensato di acquistare dei terreni per un progetto vinicolo in altre zone italiane e addirittura in Francia.
Poi ho capito che la vera sfida poteva essere quella di ricercare i miei gusti in fatto di vino nella storia della mia regione».
E che cosa ha fatto, allora?
«Dopo una lunga ricerca, in cui ho girato l'Abruzzo in lungo e in largo, ho capito che i nostri vitigni, sopratutto il Montepulciano e il Trebbiano, hanno una faccia che mi è sembrata quasi sempre nascosta e corrisponde a quello che mi aspetto dal vino ideale per il mio gusto.
D'altronde il valore di un vino è estremamente soggettivo a mio parere».
Il suo gusto, dicono, che sia molto “francese”.
«Questo perché amo i vini che giocano le proprie carte soprattutto sulla raffinatezza dei sapori e la sottigliezza dei profumi.
E poi in Francia, durante un mio viaggio a Bordeaux, ho avuto la fortuna di conoscere Thomas Douroux, uno dei nomi di peso internazionali del vino, con cui ho stretto una bella amicizia, mi ha presentato Mauro Monicchi, l'enologo con cui curo la produzione, e mi sta dando molti consigli per il mio progetto.
Thomas ha conosciuto l'Abruzzo e abbiamo condiviso assieme la scelta di dedicare la mia visione vitivinicola al concetto di altura».
In che senso?
«Credo che la strada per la mia idea di vino possa essere legata solo a terroir che insistono ad altitudini superiori ai 400 metri sul livello del mare, con peculiari caratteristiche pedoclimatiche».
Per questo ha scelto Ofena?
«Avevo bisogno di un centro aziendale da trasformare senza partire proprio da zero e si è aperta la possibilità di acquisto di una azienda gioiello come quella di un produttore attento e capace come Riccardo Gentile.
L'operazione è stata conclusa da poco grazie alla cessione di vigneti storici e di una cantina operativa. Naturalmente è solo il punto di partenza».
Che cosa prevede allora?
Si parla di un investimento di circa tre milioni di euro...
«È un progetto che punta ad una qualità alta e ad un segmento importante di mercato, chiaramente da raggiungere negli anni.
C'è in programma il rilancio di strutture d'accoglienza esclusive e sto impiantando vigne in zone vocate ma ancora inesplorate dal punto di vista produttivo, tutte nella provincia aquilana, ad altitudini che raggiungono anche gli 800 metri, parcelle scelte dove nasceranno i cru della mia azienda».
Punterà su vitigni internazionali o locali?
«Solo vitigni autoctoni per ora, Montepulciano, Trebbiano e Pecorino, perché credo nelle potenzialità espressive della mia terra, fare vini di estrema eleganza in una terra "dura" e da vitigni tradizionali».
Quando usciranno le prime bottiglie e quali saranno?
«Nel 2018 sono al debutto Inalto in Rosso 2016 e Inalto in Bianco 2017, forse il prossimo anno uscirà anche un rosato, vediamo cosa ci dà l'annata e come si comporta la cantina».
Perché ha scelto questo nome, Inalto, per la sua azienda?
«Perché sintetizza ed esprime al massimo il concetto dei vini d'altura. E poi perché credo che in alto arriva chi ama distinguersi.
Non dimentichiamo mai però che ogni vino è buono nel momento in cui piace a qualcuno!».
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