«Agli obbligazionisti dico di fare subito causa»

3 Dicembre 2015

Banche in crisi: i consigli dell’avvocato dei “tango bond” per Carichieti-Etruria «Mediazione inutile, ci vuole una sentenza per riavere i soldi in due-tre anni»

PESCARA. «Agli obbligazionisti e azionisti di Carichieti, come delle altre banche coinvolte nel crack, non resta altro che avviare la causa penale per poter sperare di salvare gli investimenti effettuati». Angelo Castelli, avvocato di Formia, è ritenuto uno dei massimi esperti degli aspetti legali della tutela del risparmio e non a caso è arrivato in questi giorni in Abruzzo.

Ha all'attivo un ricco "bottino" di cause vinte a favore di risparmiatori: calcola 100 milioni di euro recuperati per 300 risparmiatori solo nei casi tango bond, Lehman and Brothers, Cirio e Parmalat. Storie che hanno lasciato un segno nella finanza italiana. E ora c’è il caso delle quattro banche “cancellate” per decreto, fra le quali appunto Carichieti e Banca Etruria – che ha agenzie all’Aquila e Pescara (le altre sono Banca Marche e CariFerrara) – del quale l’avvocato è intenzionato occuparsi. «Sono stato già contattato da sei-sette potenziali clienti», rivela, «è chiaro che sono solo i primi. Gli importi degli investimenti? Diciamo notevoli, dalle trecentomila alle seicentomila euro ciascuno».

Roberto Nicastro, è stato nominato presidente delle quattro “good bank” dalle quali ripartire. Ma che fine faranno i risparmi investiti in titoli e prodotti delle banche fallite? Gli investimenti sono recuperabili? Che cosa devono fare i clienti per evitare che ciò che hanno inmano si trasformi in carta straccia?

«Occorre innanzitutto studiare le forme di tutela per questi clienti», risponde fotografando la situazione complessiva: «Stiamo parlando di quattro banche che coprono circa l’1 per cento del mercato, hanno una raccolta di circa 600miliardi mentre gli obbligazionisti coinvolti sono circa 10mila ».

Due le strade indicate dall’avvocato: gli azionisti possono agire direttamente nei confronti del Cda della banca interessata; gli obbligazionisti hanno invece possibilità più ampie perché possono agire oltre che contro il Cda, nei confronti della banca. Quali gli spunti?

«Occorre vedere se non gli hanno fatto firmare l'informativa del rischio, e se poi il rischio generale che viene aperto al momento dell'apertura del conto corrente, coincide con il rischio dell'investimento che è stato fatto. La banca infatti deve sempre censire il cliente e quantificare il rischio. Dall’analisi del rischio poi si può vedere se l’investimento sottoposto è coerente: se ci sono discrepanze si può citare la banca in conflitto d'interesse. E per fare questo è chiaro che ci vuole un avvocato specialista».

Presso quale tribunale si può avviare la causa? Di chi è in sostanza la competenza territoriale?

«I tribunali coinvolti sono quelli in cui si trovano leagenzie dove sono stati sottoscriutti i prodotti, oppure si può fare riferimento alla città dove ha sede legale la banca: è una valutazione di opportunità».

Quanto costa fare causa?

«Dipende dall’importo dell’investimento. Per piccole somme non conviene».

Quanto piccole?

«Beh, così a occhio e croce direi dai 10mila euro in giù. Ma questo non perché 10mila euro sono pochi, ma perché prima di fare la causa penale occorre avviare obbligatoriamente il tentativo di mediazione, e i costi non sarebbero ammortizzabili».

Allora esiste la possibilità che si possa transare?

«E’ solo un tentativo, per legge. Le dico subito che non è mai avvenuto che le banche trovassero soluzioni amichevoli. I clienti sono tanti, troppi e ciò costituirebbe un precedente».

Quindi?

«La banca si muove solo dinanzi a una sentenza del giudice. Vedrà che fino ad allora sarà adottata la tecnica dello stancheggio: rinvii, temporeggiare...».

E in quanto tempo pensa che i risparmiatori possano avere la sentenza?

«Oggi i tribunali sono abbastanza veloci, forse nel giro di due-tre anni si può sperare di avere la prima sentenza».(a.mo.)

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