Allearsi con Roma? Le Bcc abruzzesi chiudono la porta

Il presidente Savini spiega il no all’invito del collega Liberati «Il sistema si rafforza solo con una holding unica nazionale»
PESCARA. Il tono è cortese, ma la sostanza è di grande fermezza: le Banche di Credito cooperativo (Bcc) abruzzesi rispediscono al mittente la proposta di creare una holding del Centro Italia,proposta lanciata attraverso il nostro giornale da Francesco Liberati, presidente della Bcc di Roma.
«Liberati è una persona squisita, ma noi restiamo convinti che se si deve fare una holding per rafforzare il sistema è molto meglio farla su scala nazionale», taglia il corto il presidente della Federazione delle Bcc abruzzesi e molisane, Alfredo Savini.
E' chiaro che dietro il rifiuto c'è il timore di un matrimonio in cui si rischia di fare la fine dei vasi di coccio che si scontrano con un grande vaso di ferro: la Bcc della capitale con i suoi 180 sportelli e 1.270 dipendenti ha una massa critica che da sola vale più di tutte le dieci Bcc abruzzesi e molisane messe assieme, che non vanno al di là dei 107 sportelli.
Savini, che nella vita fa l'imprenditore nel settore del mobile, gode di un notevole prestigio nel movimento, dato che nei 14 anni alla guida della Bcc di Castiglione Messer Messer Marino ha trasformato un piccolo istituto in difficoltà in una delle banche più solide del sistema, con un utile netto che nel primo semestre del 2015 sfiora i 4 milioni di euro.
«E' il frutto di una gestione molto attenta ai costi e alle scelte di credito», spiega l'interessato, «io non ho né telefonino né carta di credito della banca e lavoriamo con un team molto affiatato».
Ma non tutte le Bcc sono così in salute e per settembre è atteso un provvedimento del governo che obbligherà il sistema a creare una (o più) holding che possa operare sul mercato dei capitali e far fronte alle situazioni di crisi. «Oggi non abbiamo nessun potere di intervento sule banche gestite male», spiega Savini, «con la riforma la holding potrà intervenire nel capitale e, nei casi estremi, sostituire il consiglio d'amministrazione».
Già, ma quali dimensioni dovrebbe avere questa holding? Qui sta il punto: c'è chi, come l'Abruzzo, sostiene l'idea del presidente nazionale Alessandro Azzi di creare un'unica società che raggruppi tutte e 372 le Bcc italiane; e chi invece vorrebbe optare per raggruppamenti su scala pluri-regionale, come la stessa Bcc di Roma e il gruppo di banche del nord-est, che ha già mosso d'anticipo creando la Cassa Centrale Banca.
Lo scontro rischia di diventare incandescente e Liberati, che è orginario di Scursola Marsicana, è convinto di avere in mano le carte giuste per convincere gli abruzzesi all'alleanza che metterebbe definitivamente in crisi il progetto nazionale. A cominciare da una forte presenza nell'Aquilano. «E' solo un sogno, i sogni aiutano a vivere ma poi quasi mai si realizzano», sorride Savini, .
Quel che appare chiaro fin d'ora è che anche il settore delle Bcc va incontro a una razionalizzazione che non potrà che avere riflessi sul personale: non a caso si sta trattando per creare a livello nazionale un fondo esuberi, dato che le ispezioni effettuate dalla Banca d'Italia dimostrano che in genere un 20-30% delle filiali lavora in perdita.
In Abruzzo, però, lo stato di salute sembra in via di miglioramento, con bilanci in progresso per il primo semestre di quest'anno: le migliori restano Castiglione e Pratola, quest'ultima vicina ai 3 milioni di utile netto, mentre la Sangro Teatina è a quota due milioni. In attivo anche Teramo, che viene da periodi molto difficili con ingenti svalutazioni dei crediti, e la Bcc abruzzese di Cappelle su Tavo e Montesilvano, che ha chiuso con 400 mila euro di profitti netti ed è al centro di un'aspra contesa sulla regolarità dell'ultima assemblea, contesa sfociata in un'inchiesta della procura della Repubblica di Pescara. (G.L.)

