Amato: «Al primo posto c’è la sicurezza di madre e bimbo Evitiamo polemiche elettorali»

16 Febbraio 2015

PESCARA. «La definizione degli standard che determinano il taglio dei punti nascita non nasce dal confronto politico ma sono il frutto di studi epidemiologici e della società scientifiche che...

PESCARA. «La definizione degli standard che determinano il taglio dei punti nascita non nasce dal confronto politico ma sono il frutto di studi epidemiologici e della società scientifiche che definiscono attraverso linee guida i principi per la sicurezza della donna e del bambino nell'intero percorso». Maria Amato, deputato del Partito democratico, dirigente ospedaliero di radiologia a Vasto, invita a non strumentalizzare il decreto della Regione sulla riduzione dei punti nascita.

Quali sono questi principi, onorevole?

«Sono principi che tengono conto di tre elementi: standard strutturali, standard organizzativi ed expertise di ginecologi, ostetrici e neonatologi, poi oltre tutto questo la sostenibilità, che nelle regioni in piano di rientro è condizione vincolante. E' di immediata comprensione che la esperienza degli operatori e, di conseguenza, la garanzia del contenimento del rischio è proporzionale al numero dei parti seguiti».

Però la polemica politica è particolarmente accesa.

«Il rispetto degli standard e della linee guida non è applicato a dispetto del mondo ma per garantire donna e bambino; il mantenimento degli standard di sicurezza non può essere faziosamente utilizzato mistificando la comunicazione per fini esclusivamente elettorali, usando ogni leva possibile, parlando alla emotività delle persone, toccando un tema delicato come la morte del neonato di Catania senza conoscere ancora la dinamica dei fatti e le reali responsabilità. Il parto è per definizione nel nostro pensiero un momento di felicità, in realta è un passaggio potenzialmente complesso in cui la morte rappresenta un evento non contemplato. Un parto complicato può dare luogo a rischi che cambiano repentinamente le aspettative di futuro della mamma e del bambino, determinando devastanti effetti sociali sulla intera famiglia, trasformando la speranza di felicita in calvario.

Tra l’altro l'evento di Catania investe, al di là del caso specifico, il rapporto tra pubblico e privato.

«Sì, e da lì nasce una riflessione, perché si tratta di un rapporto anomalo in cui rianimazione e responsabilità del percorso di emergenza sono sempre e solo a carico del pubblico. Questo è il nodo da affrontare: se il pubblico e il privato si confrontano sul terreno della sanità, gli standard e le regole devono essere gli stessi, con onori e soprattutto condivisione di costi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA