Amorosi: «Siamo contrari a soluzioni pasticciate»

Tiziano Amorosi, lei è direttore del Dipartimento Lavoro della provincia dell’Aquila, l’ente che più di tutti frena sulla firma per il passaggio di personale dei Centri per l’impiego alla Regione....
Tiziano Amorosi, lei è direttore del Dipartimento Lavoro della provincia dell’Aquila, l’ente che più di tutti frena sulla firma per il passaggio di personale dei Centri per l’impiego alla Regione.
«Che L'Aquila resista è vero,ma non perché si opponga alla riforma che ormai ha preso l'avvio, anche se è mozza. Bensì perché il Cpi provinciale è quello strutturato meglio in tutta la regione, un'efficienza raggiunta con tanto lavoro e scelte per essere sempre vicini alle popolazioni dei territori più lontani. Una struttura che si rivolge a 108 Comuni e 303.439 abitanti di cui 84mila iscritti alla disoccupazione».
Firmerete la convenzione con la Regione?
«La Regione ci ha mandato un’ipotesi di convenzione e noi abbiamo posto come prioritaria la soluzione a una serie di problematiche: potrebbero essere superate con una convenzione che contempli queste esigenze, e allora firmeremo».
Quali esigenze?
«Preservare il modo in cui il Cpi è strutturato, con la sua diffusione in 20 sedi che erogano servizi per l’impiego, tra cui 4 Centri per l’impiego e 16 sedi decentrate, per esempio a Castel di Sangro, Pescasseroli, Carsoli e Piana del Cavaliere. Questo fa il paio con la conservazione dei posti di lavoro. Noi vorremmo mantenere le 108 persone attuali, compresi i dipendenti a tempo determinato, circa 32 persone il cui contratto scade a fine anno e che ha soltanto L'Aquila. Siamo riusciti nel tempo a stabilizzare molti di loro, poi è arrivato il blocco del turn over con il Governo Monti. Poi c'è la questione della modalità di gestione della fase transitoria che noi non condividiamo».
Perché?
«Perché è un ibrido caotico, per cui la Regione vorrebbe fare un’assegnazione provvisoria: i dipendenti rimangono della Provincia, ma lavorano per conto della Regione che, diciamo, comanda. Le risorse economiche arriverebbero in parte dalla Regione, in parte dal ministero. Però i dipendenti continuerebbero a lavorare dentro gli immobili della Provincia e con i suoi mezzi e strumenti. Insomma, proprio un bel caos».
Voi cosa proponete?
«Noi diciamo: lasciamo i dipendenti dove sono, senza fare alcun ibrido, ad esempio con la formula dell’avvalimento (si avvale del personale e resta com'è, ndr): la nostra struttura è buona e ben articolata e cerchiamo di non fare altri danni».
Marianna Gianforte

