Antinucci, da operaio a re della virola made in Abruzzo

11 Giugno 2015

L’imprenditore di Manoppello appartiene alla generazione dei fai-da-te del dopoguerra e oggi fattura 4 milioni nel mondo

PESCARA. Si definisce "un patriota" per l'amore incondizionato che prova per la sua terra, l'Italia. E pur avendo alle spalle cinquemila ore di volo intorno al mondo e cinque passaporti ricoperti di timbri internazionali, mette in cima ai suoi affetti l'Abruzzo, la regione dove è nato e che non lascerebbe mai.

Bruno Antinucci compie cinquanta anni di attività imprenditoriale in prossimità del suo settantacinquesimo compleanno: un uomo orgoglioso di essere "venuto dal nulla" che oggi è a capo di un regno imprenditoriale che, pur passando attraverso la falce della crisi, fattura 4 milioni di euro l'anno.

La Camis (Contruction Assembly Maintenance Industrial System), azienda di costruzioni, montaggio, manutenzione di impianti industriali di cui Antinucci è presidente del consiglio di amministrazione, è nata nel 2006 ma la sua avvincente storia in effetti comincia molto, molto prima. «Sono nato nel '40, all'imbocco della guerra, e posso affermare di aver sofferto molto», racconta l'imprenditore , «ma sa come si dice? La fame fa uscire il lupo dalla tana. Ed io di fronte alle difficoltà mi sono rimboccato le maniche e ho lavorato».

Sesto di nove figli e terzo di quattro maschi Bruno Antinucci è nato a Colle Mulino, frazione di San Valentino, quando ancora il paese non aveva raggiunto l'autonomia. Si commuove quando parla di suo padre Giuseppe, che con la sua attività artigianale di fabbro forgiava attrezzi agricoli e tentava di mantenere la numerosa famiglia come meglio poteva, confortato dall'amore della moglie, Santa Ascenzo. Per Bruno, la cui intelligenza prometteva bene sin da piccolo, averebbe voluto una strada di studi e magari una laurea. «Per questo mi aveva mandato in seminario, a Catignano», ricorda, «da dove però sono fuggito dopo soli due giorni, e poi a Pesaro in un istituto religioso e a Bologna nella sede dei frati Barnabiti. Ma io ero un ribelle, un battitore libero, e ho resistito solo pochi mesi in questi luoghi. Ho lavorato poi come operaio per le ditte di asfalti, nel '63 mi sono iscritto alla Camera di commercio di Pescara e mi sono anche sposato. Ho messo da parte qualche soldino, ho comprato una caldaia e mi sono messo in proprio. Il primo lavoro l'ho fatto alla Fiat di Penne e nel '65 ho creato l'azienda "Bruno Antinucci" modificando l'iscrizione alla Camera di commercio: da dipendente a libero imprenditore, esattamente 50 anni fa».

Un esempio di storia, la sua, che percorre la storia economica dal dopoguerra ad oggi. «La crisi che stiamo attraversando non mi spaventa», dice convinto, «perché so come funzione l'economia, ci sono alti e bassi, l'importante è guardare oltre».

E Bruno Antinucci ha sempre avuto un intuito imprenditoriale naturale come quando a sei anni riuscì a costruire una "casetta" da solo o ad assemblare i pezzi di una trebbiatrice. «Avevo l'estro», afferma orgoglioso ma sempre umile nel raccontare i passi della sua vita: «A me non piace fare il titolare, preferisco il caffè da operaio e amo vivere in azienda tra i miei dipendenti, per questo ho voluto premiare i più bravi, quelli che sono nati con me, dando loro maggiori responsabilità. Certo, ho potuto farlo anche grazie a mia moglie Antonietta, la vera amministratrice di casa, che si è occupata a tempo pieno delle nostre quattro figlie, Marina, Silvia, Pina e Paola, e ora anche dei nipoti. Dietro il mio successo c'è una grande donna».

Ha lavorato in Etiopia, Eritrea, Albania e sorride quando ricorda l'avventura imprenditoriale in Kossovo: «Ho conosciuto dei fratelli kossovari che erano venuti in Abruzzo per lavorare, si erano messi a coltivare le patate, poi sono tornati in patria e hanno fatto fortuna mettendo su una grande impresa edile. Mi hanno chiesto di di far parte della società, con sede a Pristina. L’abbiamo chiamata “L’Aquila costruzioni”».

In occasione del festeggiamento del cinquantesimo anniversario il Cavaliere (ma non ama sentirsi chiamare così per modestia) ripercorre la cronistoria dell'impresa Antinucci che si è incrociata con la partecipazione ad una lunga serie di società che vanno dalla Ma.Ce.Vi (manufatti cementi vibrati) alla Dabix Costruzioni passando per la Edilan che ha realizzato due lotti dell'autostrada Pescara-Roma, per la Facam e per la Rodeo Drive (costruzione di ricambi per automobili e affini), fino alla Norasfalti per la produzione di conglomerati bituminosi.

Una storia lavorativa che si intreccia e fa corpo con una "strada del cuore", la strada che vede Bruno Antinucci socio sostenitore di una serie di associazioni di volontariato senza scopi di lucro come l'Airc, l'associazione di ricerca sul cancro, storico iscritto (il sesto nome a Pescara nel '65), e poi la Proloco Lavino di Scafa di cui è stato presidente per 12 anni fino a diventare nel'96 vice presidente nazionale delle Proloco Italiane, la Misericordia di Scafa, l'associazione Terra Nostra, la sportiva "La porta delle aquile" di cui diventa presidente, fino a quando Monsignor Bruno Forte lo nomina Presidente amministrativo della Parrocchia di San Callisto Papa di Manoppello. «Ora faccio parte anche dell'Associazione pensionati di Manoppello», spiega con ironia, «d'altronde anche io sono un anziano pensionato».

In effetti però Bruno Antinucci ha ancora grinta da leone e cuore da pilota: dopo aver guidato go-kart, automobili da corsa e aerei ultraleggeri continua a pilotare la sua azienda, la Camis srl (di cui è vice presidente la figlia Paola e addetto alle Risorse umane e al Controllo della Sicurezza il genero Massimo Di Silverio) proiettando lo sguardo verso i Balcani: «Noi italiani dobbiamo creare economia nei Paesi che ne hanno bisogno portando macchine per lavorare, professori e imprenditori che sappiano insegnare, non per creare sedi. Qui si va avanti solo se si collabora, se si fa gioco di squadra, non se si litiga per prendere il pezzo di torta più grande».

Nella Camis ha adottato proprio questa filosofia di lavoro: un'azienda che si propone come partner con mezzi, tecnologie e operatori affidabili nel campo della carpenteria metallica medio-pesante per la progettazione, costruzione, montaggio e manutenzione di impianti del settore metalmeccanico ma che punta anche sulla formazione dei giovani. Non per niente il simbolo della Camis è la "virola", la parte finale del forno, un enorme cilindro calandrato che serve per mescolare il materiale. «Due anni fa ne abbiamo montate circa dodici in Italia e all'estero», racconta l'imprenditore, «l'ultima a gennaio di quest'anno. Con la crisi la nostra azienda che contava 200 operai e seimila milioni di fatturato annui si è dovuta ridimensionare, ma ora siamo in netta ripresa anche perché noi abbiamo resistito: ne eravamo circa sette in Italia a fare questi lavori, ora siamo rimasti in due o tre. La nostra forza sta nel fatto che forniamo un servizio "dalla a alla zeta" puntando sulla modernità ma facendo leva soprattutto sull'esperienza acquisita, sia gestionale che produttiva».

Una mission che ha portato la Camis srl ad acquisire importanti certificazioni di qualità europee e internazionali. «Vede come camminano veloci i miei operai?», fa notare Antinucci: «Non perché io ho la frusta, anzi, io sono uno di loro, ma perché tutti sanno che bisogna trottare per ottenere qualcosa. Io vivo e mangio con o miei operai. E se potessi consigliare qualcosa ai giovani direi loro di avere tanta buona volontà e cercare non "un posto" di lavoro, ma "il" lavoro. Sa, le confesso una cosa, ce la possiamo fare, perché gli italiani sono i migliori....».

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