Aree interne. Meloni firma il decreto: tagliati 27 comuni montani

Confermata la linea dei mesi scorsi, protesta l’Ali: «Quel testo andava sospeso». E adesso per i paesi esclusi si riducono i fondi per sanità, famiglie e scuole
L’AQUILA
Alla vigilia del meeting nazionale sulle aree interne, in programma domani a San Donato Val di Comino, arriva la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni che ridefinisce la classificazione dei Comuni montani italiani e riaccende lo scontro tra governo e amministratori locali. Per l’Abruzzo la nuova mappa si traduce in 200 Comuni riconosciuti ufficialmente come montani, mentre 27 centri finora considerati parzialmente montani escono dall’elenco. Una decisione contestata da oltre un anno da sindaci e associazioni degli enti locali e che ora diventa operativa, con effetti diretti sull’accesso ai finanziamenti destinati alle aree interne.
«È una scelta miope e irrispettosa delle perplessità e delle proteste avanzate da centinaia di Comuni. Basti pensare che anche l’Anci aveva chiesto in Conferenza Unificata la sospensione del provvedimento», afferma il presidente di Ali Abruzzo, Angelo Radica, dopo la pubblicazione del decreto. «Non si possono far venire meno risorse senza prevedere un’alternativa. Pensiamo solo al problema del dimensionamento scolastico nei piccoli Comuni. Il danno è ancora più grave perché si colpiscono aree già vulnerabili».
La riclassificazione riduce a livello nazionale il numero dei Comuni montani da 4.062 a 3.715. Non si tratta però di una modifica soltanto formale. Dalla classificazione dipende infatti la possibilità di accedere a una parte consistente delle risorse del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane, ripartite proprio sulla base di questi criteri. In gioco ci sono 40 milioni per la sanità, 16 milioni per sostenere la residenzialità e le giovani coppie, 18,5 milioni destinati agli incentivi per il telelavoro, 4 milioni per l’agricoltura e altri 20 milioni per favorire la nascita di start up. A questi si aggiungono fondi per scuole e nidi di comunità, per l’insediamento di università e istituti di alta formazione e gli investimenti sulla banda larga. Per i sindaci che da mesi chiedono di bloccare la nuova classificazione il rischio è evidente: anziché rafforzare le aree interne, una parte consistente di questi territori potrebbe restare esclusa dalle opportunità previste per contrastare spopolamento e carenza di servizi.
Sulla stessa linea il direttore di Ali Abruzzo, Alessandro Paglia: «Il governo decide di forzare e andare avanti ignorando il parere contrario di centinaia di Comuni, la richiesta dell’Anci e il ricorso pendente davanti al Tar del Lazio presentato da amministrazioni di tutti i colori politici. Continueremo a sostenere in tutte le sedi le legittime richieste dei territori». La battaglia, quindi, non si ferma. Ali Abruzzo annuncia una nuova fase della mobilitazione con l’obiettivo di ottenere una revisione dei criteri, chiedendo che la montanità non venga valutata esclusivamente attraverso parametri geografici ma tenga conto anche delle condizioni economiche, sociali e demografiche dei territori.

