Asili, tariffe stabili ma attese lunghe

5 Settembre 2015

Secondo i dati di Cittadinanzattiva, la più cara è Pescara e il 33% dei bimbi aspetta che si liberi un posto

PESCARA. In Abruzzo le tariffe per gli asili sono stabili, ma sono ancora troppi i bimbi in attesa di un posto, circa il trenta per cento. Lo stabilisce l’Osservatorio nazionale prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, che ogni anno fornisce un quadro nazionale delle spese sostenute dalle famiglie italiane in merito ai servizi pubblici locali (asili nido, acqua, rifiuti, trasporti pubblici).

Oggetto della ricerca sono state le rette applicate al servizio di asilo nido comunale per la frequenza a tempo pieno (in media, 9 ore al giorno) e, dove non presente, a tempo ridotto (in media, 6 ore al giorno), per cinque giorni a settimana. L’analisi ha considerato una famiglia tipo di tre persone (genitori e figlio 0-3 anni) con reddito lordo annuo di 44.200 euro e relativo Isee di 19.900 euro.

I dati sulle rette sono elaborati a partire da fonti ufficiali (amministrazioni comunali) relativi a tutti i capoluoghi di provincia e agli anni scolastici 2014/2015 e 2013/14).

In Abruzzo nessun rincaro. La retta mensile per l'iscrizione all'asilo nido ammonta a 255 euro di media regionale rispetto ai 311 euro di media nazionale; non si registra alcuna variazione rispetto al 2014.

In testa Pescara che con i suoi 330 euro, si aggiudica il primato; seguono L'Aquila (284 euro), Teramo (244 euro) e Chieti (162 euro). Non si riscontrano variazioni in nessun capoluogo di provincia abruzzese.

Per quanto riguarda le strutture presenti sul territorio, è necessario un distinguo tra quelli a titolarità pubblica e quelli a titolarità privata. Considerando tutti i Comuni abruzzesi, si riscontra la presenza di 66 nidi pubblici, con una disponibilità di 2.247 posti; le strutture private sono invece 45, per un totale di 683 posti. Nei capoluoghi di provincia abruzzesi ci sono 20 strutture comunali, con una lista d'attesa del 33%.

L' Abruzzo non è tra le regioni più care a livello nazionale; la più costosa è la Valle D'Aosta (440 euro), quella più economica la Calabria (164 euro) che, rispetto al 2013/2014, ha però registrato l'incremento più consistente (+18%) a livello nazionale. Fra i capoluoghi di provincia, solo 14 hanno aumentato le rette: l'incremento record a Cosenza (+117,3%), quello minimo a Trieste (+0,5%). Lecco la provincia più cara (515 euro), Catanzaro la meno cara (100 euro).

«Chiediamo di rilanciare nel dibattito pubblico l'adeguamento alle esigenze, anche economiche, delle famiglie del servizio educativo per la prima infanzia», ha dichiarato Tina Napoli, responsabile delle politiche per i consumatori di Cittadinanzattiva.