Auto “cannibalizzate”, 18 indagati: la banda foggiana operava anche in Abruzzo

I furti avvenivano in particolare nel Chietino. Ecco le accuse e i modelli più ricercati, che venivano smontati pezzo per pezzo
VASTO. Auto rubate anche in Abruzzo – in particolare nel Chietino – smontate pezzo per pezzo nelle campagne del Foggiano. Le parti meccaniche e di carrozzeria venivano poi caricate su Tir diretti in Polonia, presumibilmente per alimentare il mercato nero all’estero. Dettagli che emergono dall’ennesima inchiesta su centrali del riciclaggio di veicoli rubati. Sono 18 gli indagati. La Procura di Foggia chiede al gip Margherita Grippa di emettere altrettante ordinanze cautelari. Il giudice deciderà, come racconta la Gazzetta del Mezzogiorno, dopo gli interrogatori preventivi fissati in tribunale a Foggia, in base alla legge Nordio. I 18 indagati rispondono a vario titolo di 19 capi d’accusa: associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di auto rubate, ipotizzata per 9 persone; 16 singoli episodi di riciclaggio; furto di un’auto; 1 tentativo di estorsione. I fatti sono del 2024 e del 2025. Quando bande di ladre hanno seminato il terrore nel Foggiano e nelle aree regioni limitrofe, Abruzzo compreso.
Gli indagati sono i cerignolani Nicola Aucello, 36 anni; Vito Battista (43); Gabriele Belluoccio (38); Michele Calvio (34); Antonio Cinquepalmi (34); Matteo Dipalma (53); Raffaele Ferraro (24); Paolo Festo (60); Giovanni Giampietro (37); Vincenzo Lubes (34); Sabino Morlino (43); Teodosio Pafundi (49); Giuseppe Pugliese (52); Mario Pugliese (33); il foggiano Ambrogio Granatiero (36); il polacco Krzysztof Mietek (56); l’ucraino Volodymyr Makukh (46) residente a Cerignola; il senegalese Omar Ndiaye, 53 anni, residente a Stornara, sempre in provincia di Foggia. Alla maggior parte di loro la Procura contesta il più grave reato associativo quali presunti componenti di una banda specializzata nello smontare auto rubate per rivenderne le singole componenti. Dipalma viene ritenuto il capo: avrebbe organizzato e coordinato l’attività, «stabilendo termini di acquisto e modalità di pagamento; provvedendo a ripartire gli utili».
Suo uomo di fiducia sarebbe stato Ferraro, sospettato di «gestire e custodire i pezzi di ricambio in magazzini, facendo da staffetta ai mezzi che trasportavano i pezzi di ricambio dopo averli tagliati». Aucello avrebbe «curato gli affari dell’autosalone Dimani cars; e partecipato alle operazioni di caricamento dei Tir prendendo contatti con l’ucraino Makukh». Ci sono poi i vari riciclaggi per ricavare airbag, propulsori, sterzi e per taroccare i numeri di telaio dei veicoli rubati: Audi, Ford Kuga, Jeep Compass, Hyundai Tucson e Kono, Peugeot, Citroen, Kia, Bmw, Fiat 500, Polo, Skoda.
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