Banchi vuoti in Abruzzo: in un anno 3.527 studenti in meno

Non si arresta il calo delle iscrizioni: in 8 anni, persi oltre 18mila alunni
L’AQUILA
La campanella tornerà a suonare il 16 settembre, per quasi tutti i 154.905 studenti abruzzesi. Ma tra i corridoi delle scuole ci saranno ancora una volta più banchi vuoti. L’Abruzzo perde altri 3.527 ragazzi in un solo anno: erano 158.432 lo scorso settembre, oggi sono il 2,23% in meno. È la fotografia, sempre più nitida, di una regione che invecchia, dove nascono meno bambini e dove lo spopolamento non è più soltanto una statistica demografica, ma entra ogni mattina nelle aule, nelle classi, nei piccoli plessi dei paesi. Perché dietro quei 3.527 studenti che non ci sono più ci sono classi che rischiano di non formarsi, sezioni che si assottigliano, scuole che devono fare i conti con accorpamenti e istituti chiamati a organizzarsi con una popolazione sempre più ridotta. E se si torna indietro di qualche anno, il segnale diventa ancora più evidente: nel 2018 gli studenti abruzzesi erano 173.121. In otto anni sono spariti 18.216 banchi, il 10,5%. È come se dalla mappa della scuola regionale fosse scomparso un piccolo paese, abitato soltanto da bambini e ragazzi. Un’emorragia lenta, che non fa rumore ma cambia il volto della scuola.
CHIETI E PESCARA
Il calo non colpisce tutti allo stesso modo. La provincia di Chieti, che resta quella con il maggior numero di studenti, è anche quella che nell’ultimo anno registra la perdita più consistente: da 45.348 a 44.048, 1.300 ragazzi in meno. In otto anni il saldo diventa ancora più pesante: erano 51.544 nel 2018, oggi sono 7.496 in meno, con una riduzione del 14,5%. Mentre a Pescara gli studenti scendono da 42.064 a 40.796: 1.268 in meno in un anno, il 3%. Mettendo insieme Chieti e Pescara si arriva a 2.568 studenti in meno nell’ultimo anno: quasi tre su quattro di quelli persi complessivamente in Abruzzo. Non va meglio a Teramo, dove il conto segna altri 720 ragazzi in meno: da 37.009 a 36.289. In otto anni sono 3.561 studenti perduti, circa il 9%.
L’AQUILA RESISTE
Il dato dell’Aquila sembra invece quasi rassicurante: 239 studenti in meno, da 34.011 a 33.772, appena lo 0,7%. Ma anche qui il confronto con il passato cambia prospettiva. Otto anni fa erano 36.573: oggi sono 2.801 in meno, il 7,7%. Ma nel territorio aquilano il dato sulla scuola racconta forse meglio il problema che si nasconde dietro la statistica. Perché nelle aree interne e montane una classe in meno non è soltanto una classe in meno. Può significare un plesso più fragile, un servizio che si allontana, un autobus che deve percorrere più chilometri, una famiglia che comincia a chiedersi se restare in quel paese sia ancora possibile. La scuola, soprattutto nei piccoli centri, è infatti qualcosa di più di un edificio dove ogni mattina entrano bambini e ragazzi. È un presidio di comunità. Tiene insieme famiglie, insegnanti, servizi, relazioni. Quando viene meno, il rischio è che si inneschi un meccanismo difficile da interrompere: meno nascite significano meno iscritti; meno iscritti significano classi più piccole e possibili accorpamenti; una rete scolastica più fragile può aumentare le distanze e rendere quei territori meno attrattivi per le famiglie che sono costrette a trasferirsi.
DISCESA COSTANTE
I numeri degli ultimi otto anni sono quasi una linea continua verso il basso: 173.121 studenti nel 2018/2019, 171.501 l’anno successivo, poi 169.425, 167.616, 165.148, 163.790, 160.852 e 158.432. Fino ai 154.905 previsti per questo anno. Non c’è un solo anno in cui la popolazione scolastica sia tornata a crescere. E il ritmo, nell’ultimo periodo, sembra persino accelerare. Tra il 2024/2025 e il 2025/2026 gli studenti erano diminuiti di 2.420 unità. Tra l’anno scorso e quello che sta per cominciare la perdita sale a 3.527: 1.107 in più in un solo anno. È la fotografia scolastica di una questione demografica che non può essere affrontata soltanto attraverso la riorganizzazione della rete. Accorpare istituti può essere una risposta amministrativa quando gli iscritti diminuiscono, ma non fa nascere bambini e non riporta famiglie nei piccoli comuni. E soprattutto non risolve la domanda decisiva: quanto può perdere una comunità prima che la perdita della scuola diventi a sua volta una causa di ulteriore spopolamento? Ma ci siamo: tra sette giorni (in alcuni casi anche tra cinque) la campanella suonerà per 154.905 studenti abruzzesi. Ma resta il dato allarmante che 18.216 banchi che, negli ultimi 8 anni, hanno smesso di essere occupati.
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