Arrivano i robot contadini e guardiani. La rivoluzione made in Abruzzo

Partnership per il mercato europeo tra l’imprenditore Pavone e il colosso cinese AgiBot
ATRI
Raccoglie e sceglie i grappoli migliori del vigneto, dà il benvenuto ai clienti in hotel, vigila di notte attorno al perimetro di un’azienda. Non un uomo, ma un robot. Parte da Atri, dall’antica via Baiocchi e da Palazzo Sorricchio, il progetto Hadrianoid, avviato dall’imprenditore Piero Pavone e diretto a portare la nuova sfida dell’utilizzo degli umanoidi nelle aziende europee.
LA FIRMA IN GERMANIA
Un ponte tra l’Abruzzo e una delle frontiere tecnologiche più avanzate al mondo che ha avuto un passaggio importante a Berlino, in occasione di IFA 2026, dove la scorsa settimana Pavone ha stretto una partnership per il mercato europeo con il colosso cinese AgiBot, una delle realtà emergenti nel settore della robotica umanoide, fondata da Deng Taihua, tra le personalità di rilievo internazionale nel campo dell’intelligenza artificiale.
DUE MONDI LONTANI MA COSI’ VICINI
L’accordo è stato siglato con il Ceo europeo della multinazionale, William Shi. Due mondi apparentemente lontanissimi che provano così a incontrarsi: da una parte la città ducale di Atri, la campagna abruzzese, i contadini (quelli ancora rimasti), i terreni da lavorare e una realtà produttiva costruita nei secoli, dall’altra la Cina dell’intelligenza artificiale e dei robot capaci di muoversi, vedere, riconoscere e interagire con l’ambiente. Secondo i dati riportati dal Sole 24 Ore la società mira a una valutazione compresa tra i 5,1 e 6,4 miliardi di dollari in vista di una quotazione alla Borsa di Hong Kong prevista per quest’anno.
UN FUTURO UOMO-MACCHINA?
Hadrianoid ha già una propria piattaforma, Hadrianoid.com, e concentra inizialmente la propria attività su tre settori: agricoltura, ospitalità e sicurezza. «Reimmaginiamo il futuro del lavoro e della sinergia uomo-macchina», si legge nella presentazione del progetto, dove si tiene a precisare che l’azienda, come indicato nello statuto, «difende i lavoratori» e che «l’obiettivo non è sostituire il lavoro umano, ma agire solo in quei settori dove le mansioni sono carenti, usuranti o pericolose». Il punto di grande vantaggio è che le aziende che fruiranno dei robot distribuiti in Italia da Hadrianoid avranno una schermatura dei dati con la garanzie di riservatezza assicurata da un software europeo. L’ambizione è andare oltre la semplice distribuzione dei robot, adattare le tecnologie alle esigenze concrete delle imprese europee. «Insieme, stiamo costruendo l’infrastruttura per una nuova era di collaborazione uomo-robot, che inizia nei filari dei vigneti dell’Abruzzo, nei grandi hotel e si irradia verso l’esterno in tutto il continente».
IL RUOLO DELL’ABRUZZO
Ed è proprio Atri uno degli elementi centrali dell’intero progetto. «Scegliere Atri come quartier generale di Hadrianoid non è nostalgia, è ambizione. Proprio come Hadria era un centro di irradiazione culturale nel mondo antico, Hadrianoid aspira ad essere un centro di irradiazione tecnologica nell'Europa contemporanea». Una scelta con la quale Pavone vuole dimostrare che l’innovazione non appartiene esclusivamente alle grandi metropoli. «L’eccellenza robotica non appartiene solo alle grandi metropoli tecnologiche. Appartiene a coloro che hanno la visione di portarla dove è veramente necessario», sottolinea l’imprendiore abruzzese.
UN RICHIAMO ALLA STORIA
Anche il nome lega passato e futuro: Hadrianoid richiama l’antica Hadria e la robotica umanoide, trasformando l’identità del territorio in parte del progetto industriale.
QUALI IMPIEGHI POSSIBILI
Il primo banco di prova sarà l’agricoltura. Sulle colline che affacciano sulla costa pinetese , negli oliveti che guardano i Calanchi e nei frutteti, i robot possono muoversi su terreni scoscesi, monitorare le coltivazioni attraverso telecamere e sensori, individuare stress idrico e malattie e verificare il grado di maturazione. Possono inoltre assistere nella raccolta, selezionare e manipolare delicatamente frutta e grappoli d’uva e trasportare carichi. Una prospettiva che punta anche a rispondere alla crescente difficoltà delle aziende agricole nel reperire manodopera stagionale. La filosofia dichiarata, tuttavia, non è quella della sostituzione dell’uomo, ma automatizzare le attività più ripetitive, pesanti o rischiose per amplificare il valore del lavoro umano. Anche nel settore dell’ospitalità gli umanoidi possono affiancare il personale nella logistica, nell’accoglienza degli ospiti e nei servizi. Nella sicurezza, invece, possono effettuare pattugliamenti autonomi, controlli perimetrali e sorveglianza di aziende, stabilimenti e proprietà private, anche durante la notte. La vera partita economica è anche creare attorno alla robotica un sistema di configurazione, formazione, assistenza, sperimentazione e adattamento alle necessità delle singole imprese. Quella tracciata è una traiettoria insolita che prova a trasformare Atri, città dalla storia millenaria, in un piccolo laboratorio dal quale guardare una delle grandi trasformazioni economiche dei prossimi anni: l’ingresso dei robot umanoidi nella vita reale delle imprese.
UN’AMBIZIONE DA GRANDI NUMERI
Piero Pavone guarda avanti e dice: «Siamo il primo partner italiano di Agibot e puntiamo ad essere il primo venditore europeo di umanoidi. L’azienda cinese quest’anno ha già superato i 15mila pezzi e punta a 100 mila unità nel 2027. Non teme i futuri umanoidi di Tesla, BYD e Toyota».
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