«Basta col monopolio di chi imbottiglia fuori dall’Abruzzo»
Nicodemi resta alla guida della Docg delle Colline teramane «Il vino è territorio, solo così diamo valore ai nostri prodotti»
TERAMO. Lo definisce il New Deal del Consorzio di Tutela Colline Teramane Docg ed è certo che si parlerà a lungo di questa eccellenza di Montepulciano d'Abruzzo, la prima e unica Docg abruzzese. Alessandro Nicodemi, 43 anni, è stato appena riconfermato presidente del Consorzio che valorizza i vini del teramano. Ieri infatti, nella prima riunione del Consiglio di Amministrazione, sono stati nominati i vertici tra i 7 consiglieri eletti in precedenza dall'assemblea dei 50 soci.
Soddisfatto del nuovo CdA?
«Molto, si tratta di produttori di calibro, legati al proprio territorio, impegnati in aziende che esprimono prodotti di alta qualità. Sono onorato della conferma del mio ruolo di presidente e felice della conferma di Enrico Cerulli Irelli alla vicepresidenza. Tra i consiglieri figurano poi ottimi nomi, Giovanni Barba, Gianluca Galasso (San Lorenzo), Gaspare Lepore, Emilia Monti, delle omonime aziende, e Marco Scarinci in rappresentanza del Gruppo Fantini-Farnese».
Che progetti ha per questo triennio?
«Rivisitati alcuni aspetti legati al nostro disciplinare, oggi dobbiamo intraprendere la strada già iniziata negli scorsi anni, far conoscere e apprezzare oltre i nostri confini un vino, il Colline Teramane, che rappresenta un'espressione di Montepulciano d'Abruzzo indissolubilmente legata al proprio territorio d’origine. Siamo tutti d'accordo sull'incrementare la percezione del Colline Teramane, per far conoscere a livello internazionale questo cambio di marcia della nostra Docg».
Cosa è cambiato in questi ultimi anni?
«Tre nuovi pilastri. Lo snellimento del disciplinare: dal 2014 abbiamo affiancato alla Docg Riserva una Docg con possibilità di immissione al consumo dopo un anno dalla vendemmia e libero dagli obblighi di affinamento in legno. Poi l'imbottigliamento esclusivamente in zona di produzione. Infine dalla vendemmia 2016 la variazione della denominazione in Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg: anteporre la zona di produzione è una scelta volta a sottolineare il legame univoco che deve esserci fra un vino ed il suo territorio».
Come va il mercato del vino abruzzese?
«Rispecchia il trend del mercato nazionale, i vini fermi hanno un momento di stagnazione, certo il Montepulciano si vende ma i numeri sono sempre nella fascia di prezzo entry level, rappresenta insomma il classico buon vino a buon prezzo, al di sopra si vendono solo i singoli brand aziendali».
Per questo volete puntare sul brand territoriale?
«Certo, perché il brand territoriale porta valore aggiunto a tutto il territorio e non solo alla singola azienda».
Lei, Nicodemi, è stato eletto di recente anche vicepresidente del Consorzio di Tutela Vini d'Abruzzo, che visione porta in quel Cda?
«Cercherò di dare voce a tutte le esigenze provenienti dalle piccole realtà produttive che cercano risposte e soluzioni per un mercato del Montepulciano d’Abruzzo e non solo, ormai monopolizzato dai grandi imbottigliatori di fuori regione con tutte le problematiche annesse. Credo che il Cda del Consorzio Vini d'Abruzzo, in primis col presidente Valentino Di Campli, stia mettendo in cantiere delle ottime strategie per il futuro dell’enologia regionale. Si stanno studiando infatti iniziative volte a riorganizzare l'architettura complessiva delle nostre denominazioni: l'idea è quella di denominazioni in grado di esprimere inequivocabilmente un territorio ed una tipologia di vino».
Paolo Guidi

