Basta precariato, i restauratori protestano

Anche loro a Roma davanti al Mibact. Santella (Fillea Cgil): lavorano nei cantieri senza alcuna garanzia
L’AQUILA . Dalle mura urbiche alla basilica di Collemaggio, dal Teatro San Filippo Neri alla chiesa delle Anime Sante, sino a decine di palazzi privati che hanno tenuto nascosti per decenni o secoli affreschi e bassorilievi riemersi grazie ai restauri post-sisma.
Per non parlare degli scavi archeologici. Se non ci fossero loro, i restauratori, con le loro mani sapienti e la loro maestria, le bellezze architettoniche, artistiche e archeologiche d’Abruzzo e di tutta Italia resterebbero inespressi. Eppure l’esercito dei restauratori non può ancora contare su una qualifica per la professione: in Italia il recupero, la conservazione e la tutela del patrimonio culturale sono affidati a un esercito di precari. E una parte consistente di essi lavora in Abruzzo, una delle regioni più ricche di arte e archeologia. In centinaia ieri sono scesi in piazza a Roma e hanno manifestato contro la mancanza di un elenco nazionale rivendicando, davanti alla sede del ministero dei Beni culturali, un riconoscimento che da 13 anni non arriva. In decine i restauratori partiti anche dall’Aquila e dal resto d’Abruzzo, affiancati dalla Fillea Cgil: vogliono smettere di essere «i fantasmi dei cantieri, vessati da contratti precari e in assenza delle garanzie legate alla sicurezza», spiega la segretaria provinciale della Fillea Cgil, Cristina Santella, a Roma in rappresentanza dell’Abruzzo. Pur di lavorare, i restauratori accettano forme di contratto precario con le qualifiche più disparate: dall’operaio manuale, all’impiegato con il contratto per i dipendenti delle imprese edili. Oppure stage, tirocini e le solite partite iva. Ragazzi fra i 29 e i 35 anni che hanno passato anni a specializzarsi. Numeri ufficiali dei precari del restauro non esistono, o meglio è difficile tracciarli, perché molti hanno paura di denunciare la loro situazione. «Soltanto nel 2015 sono state avviate le procedure con un bando pubblico», spiega la Fillea, «allo scadere del quale il ministero ha costituito una commissione per esaminarle. Alla scadenza del bando erano state presentate 6.351 domande, ma altri 11mila restauratori stanno aspettando la prova di idoneità». Dopo la manifestazione di piazza di ieri mattina, uno spiraglio: il segretario generale del Mibact ha dichiarato che l’elenco nazionale verrà pubblicato entro fine maggio.
Marianna Gianforte

