Benetton verso la vendita di Farnese Vini

Mancherebbe solo la firma alla cessione del 75% del gruppo al private equity NB Renaissance. Sciotti resta al timone
PESCARA. Il vino abruzzese piace alle tavole e ai mercati. E piace anche al mondo degli affari internazionali stando alle ultime indiscrezioni divulgate dal Corriere della Sera e relative alla trattativa di compravendita tra il fondo 21 Investimenti e il private equity NB Renaissance.
Oggetto del business è la quota di maggioranza del Farnese Group, un colosso del vino con base a Ortona ma con proprietà e interessi in Abruzzo, Puglia, Basilicata, Sicilia e Campania.
Silenzio stampa dal gruppo Farnese, che conferma la trattativa, ancora in corso, e non si sbilancia sull'acquirente. 21 Investimenti è una società che fa capo ad Alessandro Benetton, divenuta nel 2013 principale azionista del gruppo guidato dall'ad Valentino Sciotti, con il 63% di partecipazioni azionarie e un investimento nell'azienda abruzzese di oltre 8 milioni di euro.
In tre anni e mezzo circa, grazie al nuovo azionista di maggioranza, entrato in Farnese con l'obiettivo di fare da propulsore alla crescita del gruppo e alla sua maggior valutazione sul mercato, il risultato si è visto, tanto da far gola a un altro grande investitore, NB Renaissance secondo il Corriere della Sera, il private equity nato dalla partnership tra Neuberger Berman e Intesa San Paolo e guidato da Stefano Bontempelli, Fabio Cané e Mario Cerrina Feroni.
Oggi il Farnese Group, nato nel 1994 su iniziativa di Valentino Sciotti, Filippo Baccalaro e Camillo De Iulis, ha superato i 50 milioni di euro di fatturato con una produzione di 16 milioni di bottiglie, destinate per più del 90% al mercato di 79 paesi esteri, distinte in 80 etichette dei marchi Fantini e Caldora dall'Abruzzo, Vigneti del Vulture dalla Basilicata, Vesevo dalla Campania, Vigneti del Salento dalla Puglia, Vigneti Zabù e Cantine Cellaro dalla Sicilia. Tutte regioni in cui il gruppo Farnese detiene sette cantine dove vengono conferite le uve provenienti da vigneti di proprietà e in affitto, questi ultimi gestiti da viticoltori, privati o soci di cooperative, legati a Farnese da contratti disciplinati e a lungo termine.
Sempre secondo il Corriere della Sera, con l'uscita di scena di Benetton il nuovo asset societario vedrebbe NB Renaissance socio di maggioranza al 75%, con un investimento di 40 milioni di euro e una prospettiva di crescita sulla scorta dell'operazione intavolata da Alessandro Benetton, che ha parlato di una costante crescita a due cifre sia in termini di fatturato che in termini di redditività dalla data di ingresso di 21 Investimenti fino ad oggi, sancendo per il gruppo vitivinicolo abruzzese, secondo il Corriere, il raddoppio dei ricavi e una redditività attestata al 20%, grazie ad un potenziamento delle strutture produttive e ad un riposizionamento dei marchi, in particolare del brand Farnese che ha ceduto il passo a quello Fantini continuando però a dar nome al gruppo.
NB Renaissance secondo il Corriere lascerebbe la guida del gruppo ai fondatori Sciotti e Baccalaro, che continueranno a detenere il 25% di quote societarie, e nel proprio business plan ha come obiettivo importante quello di rafforzare la presenza dei vini del Farnese Group sul mercato statunitense.
Ma di tutto ciò si potrà cominciare a parlare dopo la firma dell'accordo con l'investitore, accordo ad oggi non ancora definito, seppur in fase di stringente trattativa, come fanno sapere dal quartier generale del gruppo Farnese, ridimensionando le indiscrezioni divulgate dal quotidiano milanese.
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