Bianchi: «A Sulmona continueranno a nascere bimbi»

«Chiudere la maternità? Piuttosto un ospedale fra Pescara e Chieti. Sull’elicottero ci salgano le signore della costa»
SULMONA. In una moderna Jamm’ mo – la rivolta di Sulmona contro lo Stato che voleva trasferire il distretto militare e culminata coi disordini del febbraio 1957 – l’avvocato Elisabetta Bianchi sarebbe in primissima fila. Toga tosta che negli ultimi anni ha sposato le cause in difesa della sulmonesità. Prima il tribunale, poi il punto nascita. Una vera pasionaria.
Dove nasce tutta questa voglia di combattere?
«Dalla passione per la difesa dei diritti costituzionali al cui rispetto sono tenuti Stato, Regioni e Province. Sanità e giustizia sono diritti costituzionalmente garantiti. E quando la politica devia va combattuta».
Si sente protagonista di una nuova Jamm’mo?
«No, per carità. Quella rivolta ha portato sfiga. Perché il distretto l’hanno chiuso. Guardo al futuro e non al passato. Le battaglie combattute con il giusto metodo si possono vincere, come in un tribunale».
Quindi a Sulmona continueranno a nascere bimbi?
«Deve essere una certezza. Il decreto Lorenzin è inattuato in quanto l’articolo 9.2.2 della conferenza Stato-Regioni consente deroghe ai punti nascita con parti inferiori ai 500 purché in zone orograficamente svantaggiate. E noi svantaggiati lo siamo per davvero, sia per la presenza di massicci montuosi che per il clima».
Quindi la soluzione dell’elicottero...
«Non mi faccia arrabbiare. Non riteniamo che il rimedio dell’elicottero imposto dall’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari, ndr) dopo le critiche mosse sia attuabile quotidianamente e in termini di sicurezza per partoriente e nascituro. Perdere del tempo potrebbe essere letale per la vita della mamma e del bambino. Senza dimenticare la viabilità. La maggior parte delle strade provinciali non è adeguatamente mantenuta. Vie piene di buche, tant’è che il presidente De Crescentiis, appena insediato, ha ridotto i limiti di velocità. Il decreto sul punto nascita è pieno di errori».
Ci aiuti a capire.
«Per esempio si parla di tempi di spostamento: 90 minuti da Sulmona per andare in un altro ospedale. Dimenticando che dietro Sulmona ci sono altri paesi, come Castel di Sangro, Ateleta, Scanno. Se in questo modo pensano di abbattere il ricorso al taglio cesareo si sbagliano perché dalle zone interne si farebbero solo parti programmati, imponendo modificazioni ai costumi delle persone. Ti costringono a fare un intervento per fare nascere tuo figlio… Affrontare un parto non è come affrontare un tumore: il parto è un evento che deve sempre più svolgersi per le vie naturali, come peraltro le linee guida ministeriali suggeriscono. Mentre se mi viene un cancro è chiaro che prendo il treno o l’aereo e vado a Milano nel centro di eccellenza. Tutto ciò è inaccettabile nel caso del parto, a meno che l’obiettivo della politica non sia quello di agevolare strutture sanitarie predilette anziché il benessere dei cittadini».
Di recente il presidente D’Alfonso ha offerto uno spiraglio: sei mesi per rivedere il piano sul punto nascita.
«Una mera azione interlocutoria, alla quale dovranno seguire atti amministrativi che abbiano efficacia. Deve arrivare un decreto di sospensione. Se D’Alfonso pensa di metterci fumo negli occhi sbaglia».
Un mese fa a Sulmona è stato costretto a fuggire in auto. Non gli avete dato confetti, ma solo un tapiro…
«È stato lui a scatenare la reazione dei cittadini perché ha fatto il solito discorso verboso e privo di ciccia. La gente pretendeva risposte concrete. Un mese dopo è tutt’altra storia perché sente la pressione più alta. Quello del tapiro è stato un gesto simbolico. Quando D’Alfonso è tornato a Sulmona ho preteso, quasi ai limiti della molestia, la convocazione di una giunta tematica sul punto nascita».
I numeri sulle nascite restano impietosi. Non dimentichi che ci sono madri che preferiscono partorire altrove. Da Castel di Sangro si va in Campania.
«Sono stati consentiti parti in altri ospedali perché c’è stata disattenzione attorno al presidio ospedaliero di Sulmona. Sono mancate attrezzature, sono mancati primari, quasi ci fosse un disegno mirato».
Fuoco sui più deboli?
«Lo dimostrano queste decisioni. Di certo la Regione non uscirà dal commissariamento della sanità sulla pelle del Centro Abruzzo. I signori politici fanno prima a chiudere un ospedale fra Pescara e Chieti, perché per ragioni climatiche sull’elicottero possono salire le signore della costa. L’inosservanza dell’articolo 9.2.2 creerà una disparità sociale».
Quelli della Regione avranno vita dura con lei.
«Non lasceremo un giorno di tregua al commissario D’Alfonso, all’assessore Paolucci e a Zuccatelli. Non le mando a dire. Come è stato con l’assessore regionale Di Matteo che a Prezza, durante un convegno dedicato al maiale, si era permesso di rispondermi che in Emilia Romagna c’era un alto centro di chirurgia della spalla. Come a dire che l’ospedale di Sulmona può perdere il punto nascita e avere un centro di eccellenza in altri ambiti. Ma si può paragonare l’Emilia Romagna all’Abruzzo? Se un assessore non conosce la geografia deve andare a casa. E mi permetta di aggiungere una cosa su Gerosolimo, il nostro consigliere regionale».
Prego.
«I consiglieri Luigi La Civita, con me tra i fondatori del comitato pro-punto nascita, e Alessandro Lucci hanno presentato una mozione che riguarda la salvaguardia della maternità a Sulmona. I consiglieri comunali di riferimento del gruppo di Andrea Gerosolimo, invece, sono impegnati nel dibattere sulla collocazione dei posacenere in ferro nel centro cittadino e sul potenziamento dei parcheggi. Non hanno ancora firmato la mozione. Anche da Gerosolimo, che ringraziamo comunque per il suo interessamento, ci aspettiamo atti concreti».
Sembra avercela con più di un politico. Ci tolga una curiosità, per chi vota?
«Sono talmente a destra che tocco la sinistra, pronta a contrastare scelte sbagliate».
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