Boeri: salario minimo per i lavoratori atipici
PESCARA. La Gig economy, un neologismo dall'americano gergale che indica i cosiddetti “lavoretti” e che include molti atipici, non solo è sbarcata in Italia, ma vi fa riferimento circa un milione di...
PESCARA. La Gig economy, un neologismo dall'americano gergale che indica i cosiddetti “lavoretti” e che include molti atipici, non solo è sbarcata in Italia, ma vi fa riferimento circa un milione di lavoratori. Perché siano tutelati il presidente dell'Inps, Tito Boeri, propone un suo vecchio cavallo di battaglia adattato al presente, cioè un salario minimo garantito ma calcolato per prestazione. Inoltre chiede un intervento legislativo che «costringa» i big del settore (come Uber, Deliveroo e tanti altri) a iscriversi alla piattaforma on line dell'istituto di previdenza versando in anticipo almeno una parte dei contributi. «È molto difficile fare degli scioperi e organizzare chi fa questi lavoretti» spiega Boeri «anche perché è molto facile per il datore riorganizzare il lavoro sulle piattaforme e normalmente i lavoratori vorrebbero lavorare più ore: il diritto allo sciopero per loro è un'arma spuntata», aggiunge il presidente dell'Inps in riferimento alla prima astensione dal lavoro dei “raiders” a Milano. «Quello che è importante è che il sindacato, ma soprattutto i politici, il governo, introducano dei minimi salariali che possano valere anche per loro: il salario minimo orario, che in Italia non esiste, sarebbe uno strumento utile per proteggere questi lavoratori», prosegue Boeri, che ha presentato con altri estensori una ricerca che individua in otto euro all'ora il guadagno mediano degli atipici della Gig economy, che vengono quantificati nel 2,6% della popolazione lavoratrice totale. «Si può introdurre un salario orario come retribuzione minima per ogni prestazioni, oltre a imporre il fatto che ci sia una registrazione di queste prestazioni on line».

