Buona scuola, la protesta dei vincitori senza cattedra

Non ci sono posti sufficienti per chi ha superato le prove del concorsone I prof abruzzesi si rivolgono al direttore dell’Ufficio scolastico regionale
L’AQUILA. Già è difficile vincere il concorso scuola, visto l’alto numero delle persone respinte in tutte le classi. Ma adesso, anche chi ce l’ha fatta rischia di perdersi nei meandri della legge numero 107 del 2015, la cosiddetta “Buona scuola”. Se è vero che la normativa introdotta dal governo Renzi dovrebbe assicurare il diritto a ognuno dei vincitori a entrare di ruolo entro tre anni, questo diritto fa i conti con la realtà dei fatti: i posti non ci sono.
Per l’anno scolastico in corso è stato avviato un piano straordinario di trasferimenti che interessa tutti i docenti assunti negli anni precedenti. Questa cosa ha prodotto uno stravolgimento del fabbisogno triennale dei posti disponibili, sulla base del quale erano state elaborati i bandi del concorso. Ad esempio, per la classe ADB5 (lingua e letteratura inglese) sono previste 44 cattedre per i vincitori abruzzesi più 7 riservate ai molisani (prova scritta e prova orale sono state effettuate tra Teramo e Silvi Marina). Di oltre 100 candidati, solo 37 sono stati ammessi all’orale risultando poi vincitori a fine agosto (33 per l’Abruzzo e 4 per il Molise). In base ai titoli e alla somma dei voti delle singole prove è stata stilata una graduatoria. Bene, solo la prima “classificata” è stata assunta a tempo indeterminato in una cattedra tutt’altro che agevole. La professoressa in questione abita nel Pescarese e le è stata assegnata una scuola media nell’Aquilano che ha sedi a Pizzoli e Montereale. Possibilità di manovra: zero. Non è stata rispettata neanche la preferenza tra medie e superiori che di solito condiziona le scelte e la carriera di ogni docente. Gli altri 32 vincitori che sono in coda dovranno aspettare il prossimo anno. Di fatto, le cattedre disponibili vengono normalmente calcolate in base al turn-over: più docenti vanno in pensione, più posti ci sono. «Tutto questo tuttavia rischia di essere vanificato», commentano alcuni precari, «dalla necessità di assecondare i movimenti previsti dal piano di mobilità: docenti che dal Sud vengono spostati al Nord e poi ritrasferiti nuovamente al Sud grazie al meccanismo delle assegnazioni provvisorie».
C’è un’altra questione aperta: quella relativa alle Graduatorie ad esaurimento (Gae) composte da docenti che da anni attendono la stabilizzazione. I contratti a tempo indeterminato vengono proposti al 50% da una parte (quella del concorso) e al 50% dall’altra (agli iscritti in Gae). La paura è che nonostante le rassicurazioni del ministro Stefania Giannini, una volta passati i tre anni, chi non ce l’ha fa ad essere assunto rischia di dover rifare il concorso, senza poter vantare alcun diritto. Per questo, molti docenti hanno fondato dei coordinamenti locali per chiedere ai rispettivi Uffici scolastici regionali di preservare il diritto all’assunzione. Tra i primi a muoversi ci sono gli insegnanti pugliesi e campani, ma anche in Abruzzo ci si sta organizzando per chiedere un confronto con il direttore dell’Usr, Ernesto Pellecchia. Tra le priorità c’è anche quella di conoscere le disponibilità residue per questo anno scolastico, così come la previsione dei posti disponibili nei prossimi due anni che hanno portato all'elaborazione dei bandi di concorso.
Per chi resta fuori, resta la possibilità di lavorare sulle supplenze. Tuttavia, aver vinto il concorso non garantisce al momento alcuna priorità, come riportato da Margherita Paolini, insegnante precaria, in una recente lettera aperta al Centro. Paradossalmente, i vincitori potrebbero trovarsi ancora a spasso, a differenza di colleghi che non hanno passato il concorso ma che sono meglio inseriti nelle graduatorie.
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